Tessile, Ue ottimista sul «nodo» cinese

Intesa possibile entro maggio. In Italia tra gennaio e marzo più 32% l’import cinese

da Milano

Bruxelles confida di poter raggiungere entro la fine del mese un accordo con la Cina sulle importazioni di prodotti tessili, ma potrebbe anche decidere di adottare la procedura d’urgenza, approvata ieri dalla Commissione europea, non solo per le magliette di cotone e i filati di lino, ma anche per altre sette categorie di prodotti, tra cui calzini e reggiseni.
«Non escludiano di poter raggiungere un accordo con le autorità cinesi entro il 31 maggio», ha spiegato ieri Claude Veron-Reville, portavoce del commissario al Commercio, Peter Mandelson. Il negoziatore cinese Gao Hucheng è ripartito ieri, ma «le trattative continuano - ha precisato Veron-Reville - a livello di direzione generali del commercio». Se un’intesa non sarà raggiunta, le autorità cinesi riceveranno la richiesta dell’Ue di avviare consultazioni formali e avranno 15 giorni di tempo per ridurre le proprie esportazioni.
Il problema del tessile made in China è particolarmente avvertito dall’Italia, soprattutto dopo la fine, nel dicembre scorso, del periodo di contingentamento delle merci provenienti dall’Asia. Il rapido allargamento del fenomeno è testimonato dalle cifre diffuse ieri dall’Istat: nel primo trimestre 2005, la crescita delle importazioni cinesi è stata del 31,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, contro il più 17% dei prodotti indiani e il più 5,4% di quelli pachistani. Secondo il viceministro alle Attività produttive, Adolfo Urso, il nodo si può sciogliere in un solo modo: la Cina deve «autolimitare le proprie esportazioni. Se c’è la volontà di collaborare lo capiremo subito», ha aggiunto Urso, che lunedì partirà per la Cina con una delegazione del comparto tessile.

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