Test, allenamenti e niente urla È la cura Ancelotti per il Milan

Il tecnico ha la fiducia di Berlusconi. Ecco il piano elaborato dopo un summit di due ore con Galliani e lo staff. Tre consigli: <strong><a href="/a.pic1?ID=290884">puntare su Pato e Flamini</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=290885">dimenticarsi delle &quot;figurine&quot;</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=290886">affidarsi a Borriello </a></strong>

Ve lo ricordate lo spot di qualche anno fa? «Una telefonata ti allunga la vita» sosteneva Massimo Lopez dinanzi al plotone di esecuzione impugnando la cornetta. Bene, nel caso di Carlo Ancelotti la telefonata di domenica pomeriggio (giunta al cellulare di Adriano Galliani) gli allunga di sicuro la carriera sulla panchina del Milan occupata ormai da sette anni consecutivi, esordio novembre del 2001. È la telefonata del presidente Silvio Berlusconi che ha l’effetto di un secchio d’acqua fredda lanciato sui focolai accesi dentro e fuori il perimetro di Milanello. «Il tecnico e la squadra continuino a lavorare sereni» l’espressione riferita poi dal vicepresidente esecutivo e che diventa il robusto filo di cotone con cui rammendare lo sbrego procurato dal secondo ko consecutivo, 0 punti dopo 180 minuti, 4 gol subiti e uno solo segnato, cose non da Milan, ultimo precedente 22 anni fa, all’alba dell’era Berlusconi. Che ieri non è voluto intervenire più: «Ancelotti? io mi occupo solo dell’Italia» ha detto a Porta a Porta.

Appello all’unità. «Questa volta non ho bisogno di alzare la voce, vi chiedo di lavorare sodo e di non perdere tempo a cercare, tra di voi, colpevoli. È tempo sprecato. I problemi sono più di uno e li risolveremo stando uniti». Ieri mattina, a Milanello, prima di mettersi al lavoro, l’intervento di Carlo Ancelotti è un misurato predicozzo alla squadra che tiene conto di un’altra caratteristica della casa. Niente panico per quel disastro di classifica. E così, invece di perdersi nell’inseguire le responsabilità più diverse (preparazione insufficiente, ecc.), ecco il piano preparato per le settimane che precedono la prossima sosta (seconda settimana di ottobre). Prevedono (si comincia da questa mattina) test per valutare lo stato fisico di alcuni giocatori (Ronaldinho, Pirlo, Zambrotta in particolare) e poi la doppia seduta di allenamenti per incrementare la corsa e la forza (nel caso di Pirlo reduce da soli 5 giorni di preparazione fisica durante l’estate). Questo significa che per giovedì sera, contro il Zurigo, è previsto un ampio turn-over rispetto allo schieramento da campionato che sarà riallestito domenica sera, contro la Lazio, in una sfida che è già un bivio delicatissimo, per il Milan e per Ancelotti.

Summit in via Turati. Nel pomeriggio, il summit in via Turati, tenuto da Galliani, aperto a Braida e Leonardo dell’area tecnica, ed esteso oltre che all’allenatore, al capo dei preparatori Tognaccini e al coordinatore dello staff sanitario Meersseman. Scoperta e segnalata nell’auto di Ancelotti una relazione, con alcune frasi sottolineate in rosso. «Sono le parole rivolte ai giocatori» la notizia passata. Peccato che fosse la relazione da tenere, nei prossimi giorni, a un gruppo di industriali di Vicenza! Due ore di colloquio franco e approfondito, tra le varie anime del Milan, sono la base su cui costruire l’immediato futuro. All’ordine del giorno non certo l’esonero del tecnico, ma le correzioni di rotta.

Una porta la firma dello stesso Ancelotti, onesto nell’ammettere di aver fallito il calcolo sulla compatibilità dell’attuale Ronaldinho con lo stato fisico dell’intero Milan. Schierarlo dall’inizio, al posto di Seedorf, lasciando scoperto il fianco sinistro nel quale Mesto e Sculli hanno finito col mettere in inferiorità numerica Favalli, è stato un errore. Dimostrato dalla correzione del secondo tempo. Altre sono le materie dell’intervento. Che riguardano l’attenzione della difesa (dopo Kaladze contro il Bologna, la dormita di Maldini e Favalli col Genoa) e l’utilità della corsa. Non c’è bisogno di andare sempre a cento all’ora per gestire la sfida col Genoa.