Test antidroga agli onorevoli: «Iene» indagate

da Roma

Dopo il sequestro dei tamponi con i dati «proibiti» sui parlamentari che fanno uso di droghe, scattano gli avvisi di garanzia per le Iene. Quattro persone, la troupe e l’autore che ha commissionato il servizio sul coca-test, sono state indagate dalla Procura di Roma per violazione della privacy. Lo sketch che ha fatto tremare il Parlamento consisteva nel mostrare, tutelando l’identità dei deputati «testati», che 16 onorevoli su 50 che erano stati sottoposti a loro insaputa al testdrug wipe, ossia il passaggio di un tampone sulla fronte, avevano fatto uso di droghe leggere o pesanti nelle 36 ore precedenti il «contatto». Dodici sono risultati «positivi» alla cannabis e quattro alla cocaina. Il servizio sarebbe dovuto andare in onda il 10 ottobre, ma fu oscurato dal Garante per la privacy perché il prelievo era stato svolto in modo «illegittimo», senza avvertire l’interessato, dal momento che il trucco consisteva nel dire al deputato che le esigenze televisive richiedevano il passaggio di un po’ di cipria sulla fronte. In realtà il tampone era un test, e non uno strumento per ritocchi estetici. Ne erano seguite reazioni politiche anche molto critiche. Precisando di essere risultato negativo al test, il deputato di Alleanza nazionale Italo Bocchino aveva presentato querela contro il programma «pur non avendo niente da nascondere».
Nei giorni scorsi la procura aveva proceduto al sequestro dei tamponi, dopo che il Garante della privacy aveva definito «illecita la raccolta di dati di natura sensibile in quanto attinenti allo stato di salute».
L’inchiesta è in mano al procuratore Giovanni Ferrara e al sostituto Salvatore Vitello. L’ipotesi di reato riguarda proprio le modalità con cui è stato «acquisito» il sudore degli interlocutori, senza rivelare né l’identità della troupe, né lo scopo dell’intervista.
Anche ieri il programma di Italia 1 è diventato oggetto di dibattito. «Quale privacy è stata violata?», domanda il presidente dell’associazione dei consumatori Aduc, che ricorda come, dopo la raccolta del sudore, «i tamponi venivano messi in forma anonima dentro una scatola». Difende le Iene anche Maria Burani Procaccini, di Forza Italia, che auspica che «chi fa uso di droga, tra di noi, esca allo scoperto. Spero che non si rigiri la frittata - avverte -: è colpevole chi, da parlamentare, tira cocaina e non chi fa servizi giornalistici».
L’apertura di un’inchiesta sulle Iene è «sorprendente» per il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli, dal momento che l’iniziativa del programma «ha il merito di aver evidenziato la grande iporcisia di certa politica italiana». La vicenda sta diventato «grottesca» secondo l’europarlamentare di Alternativa sociale Alessandra Mussolini, perché «è indagato chi disvela un possibile reato e libero il reo».