Il test antidroga anche negli ospedali Medici e infermieri: "Siamo pronti"

Già previsto per autisti di mezzi pubblici e piloti di aereo, il test sarà esteso anche a medici e infermieri. Poi agli insegnanti. <strong>SONDAGGIO</strong> <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=184">Sei d'accordo?</a></strong>

Il test antidroga sbarca in ospedale. Già previsto per autisti di mezzi pubblici e piloti di aereo, il test sarà esteso anche ai medici, infermieri e ostetriche. E in futuro toccherà agli insegnanti. La conferma è arrivata da Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento politiche antidroga che ha già approntato un provvedimento da discutere nella Conferenza Stato-Regioni. «Per il momento – precisa l’esperto - il test coinvolgerà medici e personale sanitario a contatto con i pazienti», quindi non gli amministrativi o alcune tipologie come i medici legali. E cosa avverrà in pratica? Si dovranno effettuare controlli periodici antidroga anche negli ospedali e si allungherà così l’elenco delle professioni rischiose o che coinvolgono l'utenza pubblica. «Ci sarà probabilmente - aggiunge Serpelloni - una differenziazione tra alcune categorie. In alcune, i lavoratori dovranno essere tutti sottoposti, periodicamente, a controlli antidroga. In altre, invece, si sceglierà di intervenire con i test solo per la metà dei dipendenti. Questo anche per motivi di copertura finanziaria». Gli insegnanti potrebbero rientrare in quest’ultima tipologia di controlli. Per il momento, saranno i sanitari i primi a essere presi di mira. Ma la cosa non sconvolge, per esempio, gli infermieri. «Per noi non c’e nessun problema, siamo più che pronti e disponibili a sottoporci al test antidroga e fare tutto ciò che è utile ad aumentare la fiducia dei cittadini nei confronti del servizio sanitario», afferma Annalisa Silvestro, presidente dei collegi degli infermieri (Ipasvi). «È giusto - ammette Silvestro - per chi svolge professioni delicate come quelle sanitarie aderire a una modalità che dia ancora più garanzie di rigorosità e attenzione verso i pazienti». Anche il sottosegretario Carlo Giovanardi commenta con soddisfazione il provvedimento in dirittura d’arrivo che vuole estendere i test antidroga. «Il problema - spiega il responsabile delle politiche antidroga - è di intervenire prima che un paziente sia curato da un medico che perde il controllo perché fatto di cocaina», come probabilmente accaduto a Napoli secondo quanto emerso l’altro giorno da un’operazione di polizia. «Insomma - conclude Giovanardi - sono misure prese per salvaguardare la sicurezza e la salute dei cittadini. Chi fa professioni che mettono a rischio la sicurezza e vuole assumere sostanze cambia mestiere». Vi aspettate proteste dai medici? «Penso di no, come non protestano militari, tranvieri, piloti, non vedo perché dovrebbero protestare i medici». Pronta la reazione di Maurizio Benato, vicepresidente della Fnomceo, federazione nazione ordine dei medici e degli odontoiatri. «La nostra è una professione di grande responsabilità in cui dobbiamo sostenere la qualità. Quindi è giusto che anche i medici siano sottoposti a questi controlli. Ne va anche della salute della gente». Gli fa eco Vincenzo Arpino, presidente dell’Aaroi-Emac (Associazione anestesisti rianimatori. «Ben vengano i test. Chi non si droga non ha nessun timore. Sicuramente ci sono medici che si drogano, ma sono pochissimi, e comunque non in misura maggiore rispetto a categorie come avvocati e politici. I test, anzi, ci saranno utili per scoprire chi effettivamente fa uso di stupefacenti».