Test antidroga, ecco cosa fanno i liguri in Parlamento

(...) Carlo Giovanardi. Così da qualche giorno, a Roma, deputati e senatori sfilano volontariamente davanti a palazzo Chigi. Succede anche per i parlamentari eletti in Liguria. Non tutti, ma una buona parte si è fatta esaminare chi più convinto, chi molto meno. Taglio ad una ciocca di capelli e pronto il campione di urine e sangue: attraverso il Gas cromatografo, una apparecchiatura che evidenzia la presenza di determinate molecole e le quantifica, si riesce a capire se l’onorevole di turno è negativo o positivo. Chi tra i liguri si è sottoposto al test è felicemente e «scontatamente» negativo.
Come la truppa pidiellina formata da Michele Scandroglio, Roberto Cassinelli e Sandro Biasotti che sono rientrati a Montecitorio completamente puliti. Anche i colleghi del senato Gabriele Boscetto, Giorgio Bornacin e Enrico Musso hanno fatto visita al dipartimento delle politiche antidroga: «Ho voluto essere tra i primi ad aderire - racconta Musso -. Il ruolo del politico è quello di rappresentare l’intera popolazione, è giusto che il buon esempio parta da noi: è un segnale di trasparenza». Tra i parlamentari del centrodestra che non hanno aderito all’iniziativa il senatore Franco Orsi e il deputato Eugenio Minasso. «I cittadini sanno chi sono. Che senso ha che mi debba sottoporre a test anti droga, anti alcol, anti tutto? - critica l’iniziativa l’imperiese -. In passato avevo aderito al controllo organizzato dall’Udc: ora ho cambiato idea». Orsi, invece, spiega di essere impegnato in affari più importanti a palazzo Madama. Chi, invece, è stato tra i primi ad aderire è Giovanni Paladini (Idv): «Ho fatto il test delle urine e dei capelli - racconta -. Mi hanno anche chiesto se avevo avuto interventi in anestesia locale per evitare che gli oppiacei usati in certi anestetici possano alterare l’esito del test. Credo sia uno strumento da utilizzare frequentemente e soprattutto non dovrebbe essere anonimo: Camera e Senato dovrebbero pubblicare i risultati annualmente».
Sulla possibilità di istituire un registro pubblico converge anche la deputata Pd Sabina Rossa contraria, tuttavia, all’iniziativa di Giovanardi: «Ha senso fare un test antidoping dicendo preventivamente all’atleta che avverrà il controllo? - si chiede Rossa -. Penso di no, è un’iniziativa demagogica». Mario Tullo lo effettuerà oggi mentre non è stato possibile sapere cosa abbiano fatto gli altri parlamentari liguri eletti dai democratici. L’Udc si è spaccata: tra chi la pensa come la sinistra e chi come la destra. Non è una novità. Gabriella Mondello non ne vuole sapere di farsi tagliare i capelli: «Ho una vita così morigerata che vorrei capire per quale motivo dovrei sottopormi ad una cosa simile», mentre il leader Pierferdinando Casini, eletto in Liguria, c’è andato il primo giorno.
Un altro centrista (non udicino), Claudio Gustavino non è andato perché il tema non lo appassiona: «Ma è legittimo che si ponga una riflessione: come viene chiesto agli autisti dei bus è giusto che lo si chieda a chi guida il Paese» spiega l’ex ulivista. Presente all’appello anche il leghista Guido Bonino che parla di «atto dovuto». Chissà se ci sarà tempo, prima delle regionali, di estendere l’esame anche ai consiglieri di via Fieschi a alla giunta regionale. In questo senso il sasso l’ha lanciato Gianni Plinio, qualcuno lo raccoglierà?