Il test del Dna inchioda Rudy "Fece sesso violento con Mez"

Lo stesso imputato chattando dopo l’omicidio con un amico aveva ammesso di aver avuto un rapporto con l’inglese. "Ma lei era consenziente"

Perugia - Rudy Hermann Guede ha avuto un rapporto sessuale, probabilmente incompleto e violento, con Meredith, la notte in cui la studentessa londinese è stata uccisa. La prova è arrivata dal Dna. Il codice genetico del ragazzo ivoriano, prelevato dal suo spazzolino da denti, è stato messo a confronto con quello, parziale, ricavato con un tampone vaginale durante l'autopsia. E i due campioni coincidono.
Lo stesso ivoriano, durante la lunga sessione in chat con il ragazzo che, guidato dalla mobile, lunedì lo aveva convinto a rientrare in Italia, contribuendo al suo arresto, avrebbe ammesso di aver fatto sesso con Mez, sostenendo però che lei era «consenziente». Per il medico legale Luca Lalli, però, alcune piccoli lividi sui genitali della ragazza fanno pensare che Mez, poco prima di essere uccisa, «abbia avuto un rapporto sessuale, compiuto o tentato, senza avere il tempo di mostrare la propria disponibilità ovvero contro la propria volontà». E l'ha avuto con Guede. Ma Rudy è anche l'uomo che ha lasciato l'impronta della sua mano sul sangue che ha macchiato il cuscino su cui era poggiato il cadavere della studentessa. Ai giudici tedeschi ha raccontato la sua versione: «Sono andato a casa di Meredith e siamo entrati insieme. Appena dentro però mi è preso un attacco di mal di pancia e mentre ero in bagno ho sentito gridare. C’era un giovane italiano che non conosco che ha aggredito la ragazza, l’ha accoltellata ed è scappato per le scale». Ci sarebbe insomma un fantomatico «quinto uomo».
Rudy ha poi riferito di aver fatto un tentativo di salvare Mez. «L’ho presa in braccio, ho cercato di rianimarla ma poi, preso dal panico sono scappato». E la sua presenza in casa trova una terza conferma dal Dna raccolto sui frammenti di carta igienica ritrovati tra le feci del water. Inchiodato per tre volte sulla scena del delitto, presumibilmente immediatamente prima e immediatamente dopo l'accoltellamento alla gola della ragazza.
L'ivoriano insomma punta il dito altrove, forse indicando implicitamente Raffaele Sollecito, ma non è il solo a scegliere questa strategia. Ieri Patrick Lumumba, libero da martedì ma ancora indagato, se l'è presa con Amanda Knox per averlo tirato in ballo, accusandolo di essere l'esecutore del delitto. La bella americana, a sua volta, nel lungo e contraddittorio memoriale consegnato agli inquirenti pochi istanti prima di essere trasferita in carcere, non è tenera con l'ex fidanzato Raffaele. In quelle tre pagine e mezzo di confusa, onirica ricostruzione degli eventi sostiene che lo studente barese le attribuisce «di aver detto cose che io so che non sono vere».
«Che cos'ha da nascondere?», domanda Amanda nella sua memoria, ricordando anche che dopo la cena del 1° novembre notò «un po' di sangue sulla mano di Raffaele», pur aggiungendo di «aver avuto l'impressione che si trattasse di sangue proveniente dal pesce».
Di certo, insiste Amanda, «non gli ho mai chiesto di mentire per me», e siccome «questa è una bugia» per lei è il barese che mente. Servirà l'arrivo di Rudy e il confronto delle tante, contrastanti versioni per ricomporre il puzzle della morte di Mez.