Testa, un’ode dedicata ai «migranti»

Dicono che la sua voce sia uguale a quella di Ivano Fossati, che la sua musica sia in perfetto stile-Paolo Conte e che i suoi testi siano «deandreaiani». Lui è Gian Maria Testa, domani sera in concerto al The Place (ore 22), uno dei più importanti autori italiani contemporanei di canzoni. La lista dei «contiani» è lunga, certo, quasi quanto quella dei «fossatiani» o dei «caposseliani». «Comprendo l’esigenza giornalistica di etichettare - commenta Testa - perché poi diventa di più facile trattazione. Ed è evidente che io sono più vicino al mondo di De Andrè, Conte, Fossati che non a quello di Michael Jackson o di Sting. Mi pare però che questa urgenza di classificazione dovrebbe essere almeno accompagnata da un ascolto attento, cosa rara». Nel suo ultimo lavoro, Dall’altra parte del mare, storie che parlano di clandestini, di quei miserabili che transitano in massa dai mari dell’Africa o della ex-Jugoslavia fino a quelli italiani. Il nuovo lavoro del cantautore cuneese è uno di quei dischi definiti «concept album», ovvero a tema. Uscito lo scorso novembre e pubblicato da Radio Fandango, si tratta di un album totalmente dedicato al tema delle migrazioni moderne, una riflessione poetica, aperta e senza demagogia sugli enormi movimenti di popoli che attraversano questi nostri anni. L’esigenza di toccare un tema del genere parte da lontano, da un’esperienza personale, quando nel ’90 lo stesso cantautore assiste a uno sbarco di clandestini su una spiaggia, e alla morte di uno di essi.