Testa di ponte

Se volete capire che razza di giornalista sia Curzio Maltese, proseguite con la lettura. La storia nasce il 28 ottobre scorso alle ore 23 e 22: Maltese, giornalista di Repubblica, partecipa al programma satirico Crozza Italia che è condotto da Maurizio Crozza su La7. Non è chiaro se l'intervento di Maltese sia satirico, resta che si mette a sproloquiare contro Silvio Berlusconi (a Maltese piace variare) e soprattutto contro le famose grandi opere mai realizzate: svetta tra tutte il ponte sullo Stretto. Dopo aver lasciato intendere che Marcello Dell'Utri avrebbe trafficato con degli appalti, Maltese spiega che un ponte simile sarebbe stato comunque impossibile da costruire: a meno che fosse stato affidato a un genio, un novello Leonardo Da Vinci.
E il progettista invece chi era? Un certo «Bill Brown», ammicca Maltese: «Non Renzo Piano, non Meyer, non Foster». E meno male, visto che i suddetti sono architetti e non ingegneri progettisti di ponti, anzi bridge designer come si dice nel caso. «Bill Brown», ripete Maltese. Uno che non esiste, fa capire. Hanno persino fatto un sito internet per trovarlo, ridacchia. Lui ha persino provato a telefonargli ma ha risposto una segreteria, rivela. E c'è da capirlo: Brown, ammicca Maltese, è il secondo nome più usato negli Usa da chi vuol celare l'identità, insomma scoop: il ponte più avveniristico del mondo era affidato a un fantasma, altra truffa del governo Berlusconi. Parentesi: anche se molti di voi la verità probabilmente già la conoscono, noi proseguiamo.
Che succede? Succede che un giovane professionista il cui nome non ha importanza, come si dice, dopo aver visto la performance di Maltese in Tv decide che fidarsi è bene ma Maltese è peggio. Dunque accende il computer e dopo una breve ricerca s'imbatte effettivamente nel sito laddove si racconta appunto di questa caccia a Mr Brown, un signore di cui sarebbe nota solo la progettazione di un ponte dello Zambia: eccole qui le ridicole credenziali del fantasma. Il nostro giovane professionista decide tuttavia di fare un secondo controllo, sinché digitando «Messina Bridge» eccoti la sorpresa. Brown si chiama William ed è effettivamente un ingegnere e progettista specializzato in ponti sospesi.
Non solo. Il Times dell’11 aprile 2005 lo definisce «Ingegnere di stampo eroico che ha progettato molti dei ponti sospesi più eleganti e avventurosi» in tutto il mondo, per esempio quello sul Bosforo, il più lungo ed elegante mai costruito quando fu costruito. Non solo. Si apprende pure la sterminata lista delle sue qualifiche e dei premi ricevuti, incluso l’Order del British Empire per i servigi resi al suo Paese, e l'Award for lifetime achievement in bridge engineering.
Bastavano dieci minuti per appurarlo, certo: ma questo non giustifica la maleducazione di Brown nel non rispondere alle telefonate di Maltese. Dettaglio. Brown è morto. L'anno scorso. Al nostro professionista l'approfondimento è sufficiente: e decide di inviare una mail a Curzio Maltese per metterlo al corrente dello svarione. L'approccio è cortese, ma la risposta di Maltese è questa: «Ciao coglione, ti pare il curriculum di uno in grado di costruire il più grande ponte del mondo, il doppio di quello giapponese? È morto, embè? Non l'ha scritto nessuno. Se muore Piano passa inosservato? Ciao, coglione».
L'aveva scritto il Times, tra altri. E Renzo Piano non fa ponti, è un ar-chi-tet-to. Morale: il nostro professionista racconta tutta questa storia al blog internet di Luca Sofri, di cui è affezionato lettore, da cui noi l'abbiamo tratta. E pensavamo che fosse finita, ma ecco Maltese che torna alla carica sul Venerdì di Repubblica, ossia ieri. Eccolo tornare sul progetto del ponte sullo Stretto: «Chi era l'autore di una simile meraviglia? Renzo Piano, Richard Rogers, Norman Foster?». A ridaje: sono architetti, non ingegneri progettisti, Curzio. Ma è un treno: «Macché, è un certo William C. Brown, nipote di un più famoso William H. Brown che ha progettato un paio di ponti in Africa». Ah, ecco: dunque il Brown del ponte nello Zambia, trattato come un cretino, ora è diventato famoso ma semplicemente non è il Brown giusto. E certo, perché il Brown giusto, quello appunto del ponte sullo Stretto, quello stra-famoso e stra-premiato e celebrato sul Times, chi è? «Un carneade mai nominato da nessuna rivista di architettura del Pianeta». Curzio, Brown è un in-ge-gne-re, un professionista. Il problema è quello che sei tu.