«Testamento biologico, che errore il referendum»

RomaIl suo predecessore, Ignazio Marino, attacca: «Se la legge sul testamento biologico passa così come la vuole la maggioranza, sarà necessario un referendum abrogativo». Lei, Dorina Bianchi, cattolica del Pd e nuovo capogruppo del partito in commissione affari costituzionali al Senato, invece frena: «Il referendum sarebbe un grave errore».
Senatrice Bianchi, tra lei e Marino non c’è proprio accordo.
«Abbiamo lavorato in commissione insieme sul testamento biologico trovando dei punti di incontro. Ma abbiamo un’idea diversa della laicità io e lui».
Lui è medico, difende un punto di vista scientifico.
«Veramente sono medico anche io. Ed è proprio l’essere medico che mi porta su posizioni diverse dalle sue!».
Perché?
«Perché il giuramento di Ippocrate ci vincola alla Difesa della vita sopra ogni altra cosa. Soprattutto in caso di dubbio».
Ma perché respinge l’idea del referendum?
«Trovo assurda l’idea che portare un tema delicato come quello di cui stiamo parlando sul terreno della propaganda sì-no e nelle piazze possa produrre dei frutti. La sede migliore è il Parlamento».
Lei ha dichiarato che avrebbe votato la legge del centrodestra, se si fosse giunti al voto.
«Sì, per salvare Eluana».
Molti suoi colleghi del Pd hanno combattuto quella legge.
«Io sono contro ogni forma di eutanasia. E sulla vicenda di Eluana ero molto perplessa che si potesse sospendere l’alimentazione di fronte ad una volontà ricostruita a posteriori. Tuttavia, visto che ormai Eluana era morta, ho votato la mozione del Pd».
Ma il coma vegetativo permanente che cos’è secondo lei?
«È una vita diversa dalla nostra. Ma è pur sempre vita».
Se le capitasse, che volontà lascerebbe?
«Non mi farei mai sospendere le cure. Ma ovviamente questo è quello che farei per me».
Non condivide nemmeno le tesi di Veronesi sul diritto a morire?
«Veronesi è un collega che rispetto, come vede ho il suo libro sul tavolo. Però...».
Però cosa?
«La vita non è un bene che appartiene solo al singolo individuo».
E a chi, allora?
«Ai cittadini, e alla collettività. La Costituzione descrive questo sistema di relazione tra noi e la società».
Ma allora condivide anche l’idea che non si possa sospendere l’alimentazione e l’idratazione nemmeno di fronte ad un testamento biologico?
«Vede, bisogna trovare dei margini ragionevoli, con la discussione sulla nuova legge».
E quali possono essere?
«Io credo ciecamente all’alleanza tra medico e paziente».
È vero che è stata tra i teodem?
«Sono molto amica della Binetti e della Baio. Ho fatto qualche passo insieme a loro, ma non sono rimasta in quel gruppo: a me il suffisso teo non mi fa impazzire».
La sua identità religiosa conta nel suo impegno politico?
«Certo. Ma spero che essere cattolica non sia diventato un peccato».
Secondo lei è stato giusto che la Chiesa abbia negato il funerale cattolico a Welby?
«È una domanda trabocchetto?».
No, solo una domanda.
«Avrei preferito che gli permettessero di celebrarli in chiesa».
Perché secondo lei c’è tanta polemica intorno alla fine della vita?
«Perché la medicina sta cambiando. Ora il dilemma tra fine vita e accanimento terapeutico si può risolvere in positivo».
In che senso?
«Un malato di tumore che negli anni Novanta era costretto a una scelta drastica fra il rifiuto della cura e un piccolo calvario».
Mentre oggi?
«Adesso può rifiutare le cure, ed essere accompagnato alla morte con meno traumi grazie alla terapie del dolore».
E se il Pd non le avesse lasciato libertà di coscienza?
«Il problema non si pone. Grazie a Dio le discipline di partito sono finite per sempre, soprattutto sulle questioni etiche».