Testamento biologico, Englaro scende in piazza

Aveva promesso di non parlare più: "E' finita, resterò in disparte" aveva detto, ma oggi il padre di Eluana parteciperà alla manifestazione di Roma contro il governo e la legge sul testamento biologico

Aveva promesso: «Resterò in disparte». Aveva detto, rilasciando l’ultima intervista, ben sapendo che non sarebbe stata l’ultima: «Da adesso in poi non parlo più». Era diventata, ammettiamolo, quasi una gag tra i giornalisti quel suo «da adesso in poi non parlo più». Ma una gag sulla quale, intendiamoci, nessuno ha mai osato scherzare. Perché su Beppino Englaro non si può scherzare. Perché sui tormenti di un padre che decide, con il coraggio della coerenza o della disperazione o dell’incoscienza di far morire di fame e sete una figlia, ridotta a uno stato vegetativo permanente da 17 anni, non sono ammesse ironie. Bisogna solo tacere.

Come forse davvero, una volta per tutte, avrebbe dovuto fare lui, papà Beppino.

Dopo quel furtivo addio alla sua Eluana nell’obitorio di Udine, prima che sua figlia avesse quella sepoltura pietosa, sì, ma senza genitori dietro il feretro, tra le montagne della Carnia. Invece no, Englaro parla e forse, ci perdoni, straparla anche. Non tanto per quello che dice, che è libero ovviamente di pensare e di dire, ma per come lo dice. Avvalorando così sospetti, insinuazioni. Facendo credere, perché in Italia si è liberi ancora di credere, oltre che di parlare, di aver ceduto a certe tentazioni di certe sirene della politica da barricate. Arriva il primo sì al disegno di legge sul testamento biologico e Beppino Englaro che fa? Scende in campo con tutta la rabbia accumulata in questi anni, trascorsi tra carte bollate e aule di giustizia, e urla all’Italia e al mondo che il provvedimento è una vera e propria «barbarie» incitando la gente a scendere in piazza. Lecito. Ancora una volta siamo nel lecito quando si dice ciò che si pensa e si è pensato per anni. Solo che prendere in mano un megafono, nel caso specifico un megafono che induce a qualche sospetto, come quello di Micromega, per urlare all’Italia e al mondo questo concetto non dà proprio l’impressione di essere, come dire, equidistanti dal problema. Per dirla tutta, oggi Beppino Englaro parteciperà con un collegamento telefonico alla manifestazione organizzata dalla rivista succitata, in piazza Farnese a Roma, denominata «Per la vita contro la tortura di Stato». Della serie, un titolo, un programma. «Invito tutti i cittadini - dirà Beppino Englaro - a far sentire la propria voce, a scendere in piazza contro un provvedimento incostituzionale che mette in discussione i diritti fondamentali, ponendo le basi per uno Stato etico». Il nocciolo della questione è sempre quello: Englaro, condividendo la posizione già puntualmente espressa da qualche maitre à penser della sinistra, ritiene inammissibile che il disegno di legge presentato dal senatore del Pdl Calabrò, «non preveda la possibilità di rinunciare ai trattamenti di nutrizione e idratazione artificiale e consideri, comunque, l’opinione del paziente non vincolante per il medico».

Sulle barricate, dunque, tutti insieme. Sotto il segno di Micromega. Anche se non vogliamo credere alle parole del sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella che bolla quella di Englaro come «una scelta politica fin dall’inizio». Per la cronaca Beppino sarà in compagnia di altri paladini della libertà di «buona morte», da Eco a Margherita Hack, da Rodotà a Camilleri.

«Da ora in poi non parlo in più. Starò in disparte, perché Eluana è finalmente libera» aveva ancora un volta ripetuto, chiudendo la porta di casa a Paluzza, mentre si celebravano i funerali di sua figlia. Motivando la sua assenza ai funerali «con la necessità di sfuggire all’inevitabile assedio mediatico».

Forse questa, abbiamo pensato un po’ tutti, è la volta buona. L’occasione per tacere e meditare, nel silenzio delle mura domestiche, sulla sorte della sua Eluana. L’occasione per ritrovare la voglia di combattere stando vicino a sua moglie, una donna che si sta sgretolando e, ora come non mai, ha bisogno delle attenzioni e dell’appoggio del marito. Beppino Englaro avrebbe potuto tornare a essere un uomo normale e a parlare anche di tante cose banali di cui la gente parla in tram, al bar, per strada. Persino del tempo. Invece no. Perché lui, l’uomo che ha deciso di non parlare più, sarà oggi a Raitre, ospite di Fazio a Che tempo che fa. Ma, qualcosa ci dice, che non parlerà della pioggia o del sole.