Testamento biologico: Marta si smentisce da sola

Niente «class action». In fondo è «solo» una circolare. Così Marta Vincenzi, sindaco di Genova, torna sui suoi passi. Letto meglio, infatti, il documento che critica l'istituzione di un registro per il testamento biologico e che porta le firme di tre ministri, Ferruccio Fazio (salute), Maurizio Sacconi (Welfare) e Roberto Maroni (interni), non suona come un decreto legge. «Ma più come una risposta - precisa Marta Vincenzi -, a una serie di domande presentate dai comuni. Per tanto, va presa per quello che è. La class action non è più necessaria». Ma il Comune di Genova, fino a due giorni fa era in prima fila per organizzare una causa contro il governo che, di fatto, considera illegittimi i registri istituiti da 80 comuni italiani. La rilettura del testo è stato un passaggio obbligato. «Le notizie di stampa sono uscite prima che il testo della circolare arrivasse nelle nostre mani - spiega il sindaco -. A questo punto, prendiamola per quello che è e andiamo avanti sulla nostra strada».
Come accade da quasi un anno a questa parte, il Comune di Genova andrà avanti a raccogliere, presso gli uffici dell'anagrafe, le volontà dei cittadini in busta chiusa. Poco importa se la circolare ministeriale fa riferimento a «situazioni di presunta illegalità» in cui si sarebbero trovati ad operare gli 80 comuni. «Respingiamo al mittente questa accusa - dice -, abbiamo operato in piena legalità, senza sostituirci allo Stato. E diamo ai nostri cittadini una possibilità in più, quella di consegnare, senza dover ricorrere a un notaio, le proprie volontà biologiche». Che di fatto, al momento, non hanno valore. E che resteranno lì, in attesa di una legislazione in merito.