Testamento biologico, il Pd si divide: scontro Binetti-Marino

La Binetti: "C'é il rischio di deriva verso l'eutanasia. Questo è evidente anche nel modo con cui si è proceduto: a marce forzate". Marino: "Sì al diritto di decidere le terapie"

Roma - Nel dibattito sui provvedimenti di legge in merito al testamento biologico "c'é il rischio di deriva verso l'eutanasia. Questo è evidente anche nel modo con cui si è proceduto: a marce forzate". Lo afferma senza mezzi termini l'onorevole Paola Binetti partecipando all'auditorium di Roma ad un confronto con il senatore del suo stesso partito, Ignazio Marino, su "Chi decide alla fine della vita? Nancy, Terry, Piergiorgio, Eluana".

A pochi giorni dall'avvio del dibatto in Senato per l'esame dei ddl per introdurre in Italia il testamento biologico, restano forti distanze anche all'interno del Pd sulle dichiarazioni di fine vita. L'incontro, organizzato dalla Fondazione Sigma Tau, ha ricostruito la sentenza della corte suprema degli Stati Uniti nel dicembre del 1990 relativa al caso di Nancy Cruzan, la giovane di 25 anni del Missouri vittima di un incidente stradale ed entrata in coma vegetativo ; per lei i genitori avevano chiesto e ottenuto di staccare la nutrizione artificiale. Un anno dopo negli Usa si varò la legge sul testamento biologico.

"Il nostro - dice Binetti - è un no chiaro all'eutanasia e un recente articolo del dottor Mario Riccio (l'anestesista che ha seguito la morte di Piergiorgio Welby ) il quale ha spiegato e descritto gli eventi i cui è morto Welby, presenti due medici, per applicare l'eutanasia mi fa paura". Per questo, sostiene la Binetti, occorre una "resistenza chiara a qualunque tipo di deriva eutanasica".

"Nessuno vuole una legge in favore dell'eutanasia - ha assicurato Marino ricordando come non ci sia alcun ddl in proposito - ma che il cittadino possa esprimere liberamente le scelte terapeutiche che lo riguardano . Sono contro l'eutanasia - ha aggiunto - come persone e medico e come politico ma a favore di una legge che conservi il diritto di scegliere le cure e che tale diritto possa essere conservato quando non posso più esprimermi. Le leggi di un paese dovrebbero adeguarsi alle conoscenze scientifiche e l'utilizzo o meno di una tecnologia, quando non c'é più nulla da fare per ripristinare la vita, dovrebbe spettare al paziente. Oggi - ha proseguito - sappiamo che così non è: una indagine dell'Istituto Negri afferma che nel 62% dei casi nelle fasi finali della vita decide il rianimatore, secondo scienza e coscienza".

Posizioni diverse tra Marino e Binetti anche sulla nutrizione e idratazione da praticare al paziente. Per l'onorevole Binetti non si può sostenere il diritto a morire; "nutrizione e idratazione - ha detto - sono forme di sostegno vitale da praticare sempre. " Per il senatore scegliere di non utilizzare risorse e tecnologie che non possono servire a restituire la vita spetta al malato e non vanno praticate obbligatoriamente per legge. "Non si tratta di promuovere il diritto a morire - ha concluso - ma di accettare la fine naturale di una vita".