«Teste tonde e teste piatte» nuovo Brecht

Carlo Faricciotti

Esistono autori sempreverdi, che raramente mancano dai cartelloni teatrali, e autori carsici, che a seconda delle epoche e delle mode socioculturali appaiono o scompaiono dai programmi. Bertolt Brecht appartiene alla seconda categoria: rappresentato a iosa, in Italia, per tutti gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, aveva poi conosciuto un periodo di eclissi, rotto quest'anno anche dal cinquantennale della morte, avvenuta il 14 agosto 1956 a Berlino Est.
Del drammaturgo tedesco la compagnia Comteatro propone ora, fino a martedì, al Pim Spazio Scenico di via Tertulliano 68 (un nuovo centro culturale, uno spazio scenico da circa cento posti da poco affacciatosi nel panorama milanese) Teste tonde e teste a punta, ovvero Ricco e Ricco van d'accordo. Scritto da Brecht tra il 1931 e il 1934, durante l'ascesa al potere di Adolf Hitler, Teste tonde e teste a punta è uno dei suoi lavori meno conosciuti.
Il testo porta alla luce la discriminazione razziale utilizzata dal potere come pretesto per allontanare lo sguardo dai problemi economici dello Stato. Una società pacifica e non controllata viene soggiogata da un gruppo di ricchi signori con la paura, tramite la creazione di inesistenti distinzioni razziali basati sulla forma della testa. Ogni fatto, ogni male, vengono collegati e spiegati in base alla forma della testa. Anche il non ammettere l'esistenza della differenza di forme è interpretato come il malevole inganno di una delle razze.
Nel paese inventato da Brecht la guerra si decide a tavolino, il clero offre aiuto solo in cambio di offerte, la giustizia sposta la bilancia sempre e soltanto a favore del più potente... «L'idea di raccontare una storia così poco conosciuta - afferma il regista dello spettacolo, Claudio Orlandini - tra tutte quelle dell'universo brechtiano nasce dal bisogno, anzi dall'urgenza, di urlare con forza il male della storia, questo suo essere così penosamente ripetitiva senza alcun riscatto per coloro che ne portano il peso».
Gli attori (Carola Boschetti, Cinzia Brogliato, Antonio Bugnano, Laura Laterza, lo stesso Orlandini) si muovono in uno spazio che potrebbe essere tanto un circo quanto un'aula di tribunale. Disposto ai lati della scena, il pubblico, secondo il verbo brechtiano, è chiamato in causa, costretto a prendere posizione. A sua volta la compagnia, sempre secondo la regola brechtiana dello straniamento, mescola tanto gli stili recitativi, passando dalla commedia dell'arte al grottesco del cabaret espressionista tipico degli anni Venti quanto le regole del gioco teatrale: così come entrano ed escono dalla scena gli attori entrano ed escono dai rispettivi ruoli, ponendosi volta a volta come uomini, attori o ombre.