Testi scolastici, fortuna dei librai

Marcello D’Orta

Non sono mai stato bravo in aritmetica ma le moltiplicazioni (non quelle coi decimali, però) le so ancora fare, e se 9 milioni di studenti sono tornati (o parte di essi si appresta a tornare) sui banchi di scuola, calcolando una media di 7 libri di testo a studente, vien fuori la bella cifra di 63 milioni. Sessantatré milioni di libri è una cifra stratosferica per i librai, che durante l'anno fanno quasi la fame.
Di recente, sulle colonne di questo quotidiano, Antonio Socci ha gettato nella prostrazione assoluta tutti quelli che di libri campano (o vorrebbero campare, come il sottoscritto) svelandoci la cruda, tremenda verità: «Nel 2004 sono stati sfornati dagli editori 56mila nuovi titoli; di essi circa 40mila hanno venduto in libreria da zero a tre copie. Dunque il 72 per cento dei titoli pubblicati non vende più di tre copie e addirittura la metà, ovvero ventimila, non vende proprio nessuna copia. Un libro è ritenuto un successo (...) se arriva a smerciare tremila copie».
A Napoli, la faccia dei librai è perennemente triste; a Napoli, i librai hanno il colorito di Cecilia: «Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, un libraio...».
Se non fosse per «la scolastica», buona parte di loro (buona parte dei librai italiani) dovrebbe chiudere bottega, o trasformarla in una paninoteca o pizzeria, adattandone l'insegna: «Da Renzo e Lucia», «Rosticceria Scientifica Internazionale», «La bancarella dei sapori» ecc.
Per circa dieci mesi, i librai si sono appostati sui merli della fortezza Bastiani, in attesa di clienti. Tutto è stato predisposto per accoglierli, a qualsiasi ora: turni di guardia severi, regolamento rigido e complicato, addestramento dei commessi. Ma l'entrata in libreria, sempre annunciata, non è mai avvenuta: è il deserto dei Tartari editoriale. Ma ecco che dalla seconda metà di settembre, si compie l'evento degli eventi: studenti e genitori invadono la libreria, il sogno si avvera, qualcuno, per l'emozione, muore.
Come amico di molti librai, sono felice per questo loro tempo di vacche grasse, assai meno per le famiglie degli studenti, che per il corredo scolastico dovranno sborsare 621 euro per figlio.
Tuttavia, oggi, acquistare libri nuovi, per quanto doloroso, non è contingenza da gettare una famiglia nella disperazione, come fino a qualche decina d'anni fa. Ricordate questo passo del «Pinocchio»? «A proposito - soggiunse il burattino - per andare a scuola mi manca sempre qualcosa: anzi mi manca il meglio» «Cioè?» «Mi manca l'Abbecedario» «Hai ragione: ma come si fa per averlo?» «È facilissimo: si va da un libraio e si compra» «E i quattrini?» «Io non ce li ho» «Nemmeno io - soggiunse il buon vecchio facendosi triste (...) Pazienza! E infilata la vecchia casacca di fustagno (...) uscì correndo di casa. Dopo poco tornò: e quando tornò a casa aveva in mano l'Abbecedario per il figliuolo, ma la casacca non l'aveva più. Il pover'uomo era in maniche di camicia, e fuori nevicava».
In casa D'Orta, di burattini ce n'erano sei, e tutti che dovevano comprare l'abbecedario. Mio padre, scalcagnato quasi come Geppetto, non sapeva più che giacca di fustagno vendere o impegnare. Così chiamava a raccolta tutto il parentado e versando lacrime da «Alice nel Paese delle Meraviglie» (tanto grandi da poterci nuotare) si affidava al buon cuore dei congiunti.
I baiocchi che si riuscivano a raggranellare, non erano però sufficienti ad acquistare tutti libri nuovi, e così noi, studenti delle medie e del liceo, ci si armava di santa pazienza e ci si «faceva» tutte le librerie della zona, alla ricerca del volume usato. File di ore per arrivare davanti al venditore e magari sentirsi dire: «Sì, il testo lo abbiamo, ma solo nuovo». E quando pure si aveva la fortuna di trovarlo usato, il libro, in che condizioni si presentava? Spesso era mancante di qualche pagina, e quasi sempre zeppo di sottolineature, note, parole cerchiate in rosso, oltre che di frasi d'amore o disegni osceni sui bordi.
Ragazzi che andrete a scuola con i vostri libri freschi e odorosi di stampa, non considerate solo il peso del vostro zaino, ma anche e soprattutto la fortuna di poter studiare.
Cioè la fortuna di poter dire la vostra nella vita.