Il testimone si pente: "Sono stato ingenuo"

L’intervista al ragazzo interrogato che accompagnava
il deputato agli incontri sessuali nella capitale.
&quot;Una storia più grande di me, un errore di gioventù&quot;<br />

«Sì, sono io il ragazzo che accompagnava l'onorevole Mele agli incontri sessuali. Questa è una storia più grande di me, ci sono finito dentro nemmeno io so come. Vi ringrazio di aver omesso il mio nome (nel verbale pubblicato ieri, ndr). Io non c'entro niente con questa storia dell'onorevole Mele e delle squillo. Io ho solo peccato di ingenuità, un errore di gioventù, mi sono prestato a fare del sesso fine a se stesso....»
Al di là del verbale d'interrogatorio, e delle spiegazioni fornite alla polizia, può spiegarci com'è andata veramente?
«Quando la polizia mi ha chiamato non ho avuto problemi a raccontare tutto quel che avevo fatto con questo signor deputato, Cosimo Mele. Per me è stato come togliere un grosso peso dalla coscienza...».
Come sono arrivati a lei?
«Credo attraverso il sistema di telecamere interno all'albergo Flora di via Veneto. I poliziotti mi hanno fatto notare come io, il 20 settembre del 2006, effettivamente entravo e uscivo dall'hotel Flora. Entravo alle 03.15 di notte e uscivo alle 03.20. A dirla tutta non ricordo esattamente perché...»
Provi a sforzarsi.
«Bah. Tante volte l'onorevole mi dava buca agli appuntamenti. Si comportava in modo strano. Ma non ci facevo caso. Ecco, forse quella notte, è successo qualcosa di simile ad altre volte».
Non era, dunque, la sera in cui Francesca Zenobi si sentì male per aver tirato troppa cocaina?
«No, assolutamente. Non l'ho mai vista questa ragazza. L'albergo sì, ci sono stato con Mele e altre ragazze, mai con lei che per la prima volta ho visto alla trasmissione delle Iene».
Scusi, ma quando è scoppiato lo scandalo non ha fatto due più due?
«Macché. Vai a pensare che era proprio Cosimo. Col tempo ho capito. Poi un giorno mi ha chiamato lui stesso, abbiamo parlato un po' e mi ha detto di stare tranquillo perché poi le cose si sarebbero sistemate».
Le sue erano prestazioni a pagamento?
«No, non era proprio così. A volte magari mi dava qualcosa, altre volte niente. So che non è bello dirlo, ma pensavo che a forza di frequentarlo, vista la sua posizione politica, un giorno mi sarebbe potuto tornare utile. Magari per trovare un lavoro migliore».
Droga?
«Mai presa, io».
E il deputato?
«Talvolta ne faceva uso. E anche le ragazze, non tutte però».
Come lo ha conosciuto, Mele?
«Un giorno mi contatta al cellulare perché aveva avuto il mio numero da un amico, uno che nel tempo perso fa lo spogliarellista. Mi dice, incontriamoci. Ti devo parlare di una cosa che può interessarti. E così ci siamo visti dalle parti di via Veneto. Mi disse che a lui piaceva fare determinate cose, se ero disponibile, bla bla e così abbiamo cominciato».
Si è favoleggiato tanto sulla presenza di un secondo uomo, magari un deputato, nell'appartamento dell'hotel Flora. I presenti hanno sempre smentito. Lei sa niente?
«Io Mele l'ho sempre incontrato da solo, magari con più ragazze, ma sempre da solo. Vorrei precisare che non era un'attività quotidiana, la mia. Era una tantum. Mele non abitava a Roma, così quando veniva nella Capitale mi telefonava e ci mettevamo d'accordo per vederci. In tutto una decina di volte, forse qualcosa in più. Mi chiamava e mi diceva: "Organizzi? Sei libero". Ripeto: anche quando ci dovevamo vedere, poi spesso succedeva qualcosa e non ci sentivamo più per settimane, talvolta mesi. Comunque l'ho scampata bella».
Che vuol dire?
«Se quella sera maledetta ero all'Hotel Flora, ero finito. Avrei perso il lavoro e la faccia anche se non avevo commesso alcun reato. Può esser stato disdicevole il mio atteggiamento sessuale, potete criticarlo quanto vi pare, ma alla fine io ho solo commesso un errore d'ingenuità. Ho sbagliato, certo che ho sbagliato. Mi sono lasciato prendere. Ma non sono un criminale, io».