LA TESTIMONIANZA

Egregio direttore,
Le scrivo per farle l’ennesimo esempio di «democrazia» di chi si definisce come gran propugnatore della democrazia e della libertà di critica. L’altra sera a Udine, Sabina Guzzanti, ha presentato il suo Vilipendio tour, con un prologo nell’aula magna dell’Università, per incontrare gli studenti. Durante questo incontro un docente dell’università, il professor Raimondo Strassoldo che insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi, sale sul palco e chiede di parlare per esporre le sue critiche sul fatto che uno spazio universitario sia concesso a «una agitatrice politica». A questo punto gli studenti «democratici» lanciano dei sonori «fuori fuori» e «buffone buffone», Sabina Guzzanti, da brava frequentatrice del palco e della discussione «democratica», oltre a dare del fascista e altro recita la parte di chi subisce una violenza che, come si può vedere dal video di YouTube (http://www.youtube.com/watch?v=9gKhebxi_6w) aggressione non è. E aizza verbalmente, con grande maestria, il pubblico che non aspetta altro. Il tutto si conclude con il professore che, di peso ma «democraticamente», viene accompagnato fuori e tenuto chiuso tra due porte di sicurezza e con Sabina Guzzanti che osannata da chi la pensa come lei conclude il suo incontro con gli studenti. Ora, l’intervento, assolutamente non violento, del professore è discutibile, ma perché quando una cosa simile la fanno loro - faccio un esempio, alla presentazione di un libro di Pansa sulla Resistenza - è un atto di democratico dissenso e quando lo fa uno stimato professore, è una violenta aggressione fascista? La prego mi chiarisca Lei questo angoscioso dilemma: Perché noi siamo sempre pericolosi fascisti e loro sempre difensori della democrazia?