La testimonianza Con noi gli industriali facevano anticamera

Un nuovo anno è cominciato con il suo bagaglio di preoccupazioni e di speranze. Ognuno si guarda intorno nella propria città, nei propri luoghi di lavoro, nei propri circoli di amicizie e resta attonito. Su tutto, infatti, regna sovrana la debolezza della politica, la sua difficoltà ad argomentare e ad essere interlocutrice dei vari poteri presenti nella società di oggi. Da quello economico a quello giudiziario, da quello dell’informazione a quello delle varie lobby piccole o grandi. E quando la politica perde il suo naturale primato tutto implode. Ciascun potere diventa autoreferenziale e spesso va in rotta di collisione con tutti gli altri, mentre si diffonde una mediocrità che opprime e non lascia sperare nulla di buono.
Nel nostro ricordo vi sono alcune immagini indimenticabili. Una visita nel vecchio studio del senatore Andreotti in piazza Montecitorio agli inizi degli anni ’80 ci fece vedere l’avvocato Gianni Agnelli in serena attesa di essere ricevuto (Andreotti all’epoca era solo presidente della commissione Esteri della Camera) e qualche anno più tardi vedemmo un autorevole Enrico Cuccia sottoporsi docile alle domande dei parlamentari della commissione Bilancio della Camera. Due immagini tra le tante che si rincorrono nei ricordi a testimonianza di un’antica autorevolezza della politica. Un’autorevolezza che sembra smarrita a leggere verbali di interrogatori di questi giorni o sentenze dei tribunali del Riesame, a Napoli come a Pescara e a Potenza. Perduta l’autorevolezza, la politica finisce dritta nell’imbuto della paura e della mediocrità. La prima nei confronti di poteri non responsabili delle proprie azioni, come quelli delle procure; la seconda nei confronti del mondo imprenditoriale. E qui scatta l’eterna questione del rapporto tra politica ed economia, strombazzata quasi sempre a sproposito dai moralisti da strapazzo, che preferiscono i disastri della finanza, di cui spesso sono consulenti, mentre inorridiscono se la politica, o una parte di essa, benedice o tifa, senza metterci mano, per questa o per quella vicenda economica. Valga per tutti l’esempio di Unipol, che aveva tutto il diritto di scalare la Bnl, fermo restando eventuali responsabilità penali che sono, ove dimostrate, esclusivamente personali. Quello che una volta era il grande partito della sinistra si fece all’epoca terrorizzare da intercettazioni telefoniche che misero allo scoperto il proprio tifo, a nostro giudizio legittimo, per quella scalata, ma nessuno si è interrogato sul perché e sul percome la Bnl fu poi data ai francesi della Bnp Paribas. E ciò che avviene nei riguardi dei circoli finanziari avviene nei riguardi della giustizia. È sconcertante l’invito di Veltroni, ad esempio, di fare la riforma della giustizia mettendo intorno al tavolo magistrati ed avvocati. Il Parlamento e il governo possono e devono ascoltare tutti, ma la loro autorevolezza sta nel rivendicare la propria sovranità a fronte di interessi legittimi ma pur sempre particolari, per evitare di scivolare in una riedizione farsesca e mediocre delle camere dei fasci e delle corporazioni perdendo così di vista l’interesse generale. Di quell’interesse generale è il Parlamento a doverne rispondere, e non certo le associazioni di categoria. Un’autorevolezza smarrita rende la politica inoltre incapace di governare comunità locali e subalterne a qualunque controllo di legalità, per cui ad ogni stornir di fronda ecco pronte le dimissioni, senza che sia stata ancora dimostrata un’eventuale responsabilità in inchieste che si gonfiano e si sgonfiano, lasciando macerie istituzionali e diffondendo sfiducia e disonore con una incredibile carcerazione preventiva.
Così non va, e se per caso tutto dovesse continuare come prima, il Paese non reggerebbe. L’autorevolezza, però, è come il coraggio di don Abbondio, se non la si ha è difficile che qualcuno te la possa dare. È tempo, dunque, che la politica si dia una mossa, rilanci una propria capacità di selezionare idee e persone, dismetta ogni pratica cortigiana e recuperi quel coraggio e quella dignità senza i quali diventa impossibile governare una moderna democrazia.