Testino, quando un clic diventa un’opera d’arte

Il fotografo peruviano ritrae Kate Moss, Sienna Miller, Kate Winslet, Claudia Schiffer e le trasforma in patinate icone del nostro tempo

Ultima disciplina intrusa a sbarcare nei musei, negli ultimi vent’anni la moda ha saputo conquistare l’attenzione mediatica proprio perché capace di portare nelle vecchie pinacoteche quel glamour che all’arte vera e propria manca. Da un lato ci sono le grandi maison (in Italia Prada e Trussardi, altrove Vuitton, Hugo Boss ecc…) ad aver messo il proprio nome su operazioni di mercato internazionale, portando alle stelle alcuni nomi del jet set artistico, dall’altro si è imposto un fenomeno molto più spontaneo e incontrollato, ovvero la moda come oggetto di riflessione, dove protagonisti non sono soltanto gli autori ma i soggetti ritratti, i loro volti, i loro corpi.
Si è scoperto così che i grandi maestri come Cartier-Bresson ed Herb Ritts, Cecil Beaton e Ellen von Unwerth sono stati e sono testimoni dei cambiamenti di stile, di costume e di linguaggio in un’intera epoca, perché il loro sguardo indagatore riesce ad arrivare sul fenomeno nel momento esatto del suo farsi. Altri giganti di questa disciplina hanno imposto una firma tanto personale da meritarsi sul campo la promozione ad artisti. Valga per tutti l’esempio di Helmut Newton. Il suo modo di rappresentare il corpo della donna, dominatore, che non conosce dolcezza né stereotipata femminilità, può essere equiparato solo ai grandi della pittura, da Tiziano a Rubens fino alla modernità di Schiele, senza dimenticare la scultura di Canova. L’ingresso delle sue foto nei musei è stato dunque un atto necessario che si è portato dietro altra fotografia di moda, dall’eleganza di Bettina Reihms al kitsch ultra-gay di David LaChapelle, dal porno di Terry Richardson alla coolness degli inglesi anni ’90, Rankin e Nick Knight.
È una tipologia di mostre molto gradita dal pubblico, che si riconosce nello stile patinato di riviste e passarelle, e ha l’illusione di entrare nel privato delle superstar del fashion. Ultima in ordine di tempo, a ravvivare la non troppo calda estate romana, è la personale di Mario Testino, grande photo-fashion nato a Lima, in Perù nel 1954 e operante a Londra, allestita nello storico Palazzo Ruspoli dove ha sede la Fondazione Memmo. «Todo o Nada» (questo il titolo) sbarca quindi nella nostra Capitale (fino al 23 novembre) dopo essere stata ospitata al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, grazie alla collaborazione di Fendi, Gucci e Valentino, a testimonianza del fatto che solo l’alta moda è in grado oggi di investire ingenti capitali nell’arte.
Un’esposizione divisa in due. Da una parte il «tutto», ovvero l’abito che prevale sul corpo, diventa esso stesso arredo e décor, elemento che entra in uno spazio e ne modifica, con la sua forza, i connotati. Dall’altra il niente, ovvero una parata di «spose messe a nudo» dall’unico occhio indiscreto cui è concesso di entrare nel privato, scavare nei sentimenti, levare qualsiasi orpello e accessorio per dirigersi direttamente all’essenza. Nella prima parte, dunque, abbiamo scatti realizzati da Testino con notevole senso dell’umorismo nell’ultimo decennio nei backstage delle sfilati internazionali, protagoniste top-model che prestano il loro corpo a impossibili abiti-scultura. Alcune le riconosciamo, come Lara Stone, Stella Tennant, Linda Evangelista, Eva Herzigova, le attrici Sienna Miller (in una foto straordinaria, intrusa tra un gruppo di marmi classici), e ancora Nicole Kidman in una posa che sembra tratta da «Eyes Wide Shut», Reese Witherspoon e Kristen Dunst.
Ma è la parte del niente ad attirare il nostro sguardo, cominciando dalla foto di gruppo scattata da Testino a New York con sei modelle simbolo (tra loro Naomi Campbell, Cindy Crawford e Claudia Schiffer). Lo sguardo dell'autore asseconda il carattere di chi è di fronte all’obiettivo: a Gisele Bundchen piace svelarsi lentamente, facendosi scivolare il vestito addosso o giocando con le lenzuola, mentre la bellezza incontenibile di Natalia Vodianova ha sempre bisogno della posa a effetto e studiata. La nudità integrale è data dall’assenza dell’accessorio, l’impossibilità di tenere qualcosa in mano per proteggersi con un semplice gesto. Straordinari in questo senso sono i ritratti di Gwyneth Paltrow, Claudia Schiffer, Kate Winslet e Demi Moore. Discorso a parte merita Kate Moss, elevata a contraddittoria icona del nostro tempo. Non per niente su di lei sono stati scritti saggi e prodotte opere d’arte, unica erede di Marilyn nel terzo millennio. Famoso in particolare il set londinese del 2008 dove la diva parodizza in chiave «cattiva ragazza» la posa della Monroe con la gonna alzata. Ma qui non esiste innocenza, lo sguardo sfrontato è fisso in camera. Ecco un’immagine chiave sulla bellezza femminile del Duemila che il fotografo di moda Mario Testino tramanderà ai posteri, proprio come un artista.