«Testo da rifare: mancano gli aiuti alle famiglie»

Sottosegretario Carlo Giovanardi, è vero che la scure della manovra stronca le famiglie?
«Non vorrei che per spegnere la casa che brucia, gettiamo così tanta acqua che distruggiamo pure le suppellettili...».
Tradotto?
«Una cosa è mettere a posto il bilancio dello Stato, come vogliono i mercati. Un’altra è attuare politiche organiche sulla famiglia. Ha visto quel che è successo in Inghilterra?».
Certo, ma che c’entrano col decreto i disordini nel Regno Unito?
«È quello che ci aspetta, entro il 2050. Società disgregata, nessuna integrazione degli immigrati. Non facciamo figli ed è in corso un velocissimo invecchiamento della popolazione. Un fatto drammatico».
Forse è meglio parlare del contributo di solidarietà.
«Il concetto è semplice. Chi ha un reddito appena sopra i 90mila euro l’anno e magari tre bambini a carico, il suo contributo sociale lo paga ogni giorno. Piuttosto, sia solidale chi non ha figli da mantenere. Non me lo invento io, lo dice la Costituzione».
Il quoziente familiare ha un prezzo.
«Costa dai 10 ai 15 miliardi di euro. Se non si può fare tutto subito, introduciamo il principio di perequazione gradualmente. È importante dare anche solo un segnale».
Qualcosa di più sarebbe meglio. Quelli di Famiglia Cristiana, cattolici quanto lei, danno al governo del «serial killer» delle famiglie.
«Purtroppo Famiglia Cristiana ormai è come il Manifesto. Stesso linguaggio livoroso e estremista. Ma su un punto sono costretto a darle ragione».
Fa autocritica?
«Noi, intendo il governo, il Pdl, la Lega, il centrodestra intero e ci metto dentro anche l’Udc, da tre anni promettiamo riforme strutturali e per le famiglie non abbiamo fatto ancora nulla».
Potete rimediare.
«Prima nel decreto: si pagano le tasse in base a quello che resta nelle tasche al netto delle spese per il mantenimento dei figli. Poi, entro fine anno, nella legge delega fiscale aiuti veri e di lungo respiro per sostenere natalità e famiglie numerose».