Tettamanzi: «Aiutiamo chi non ha la casa»

Iniziative per la solidarietà: i volontari dei City Angels offrono il pranzo ai senza tetto della città

«Il Santo Natale è un appuntamento intimamente connesso con il tema dell’accoglienza e della casa. Dimensione fondamentale per la vita di ogni persona». Pensieri e parole dell’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, pronunciate durante la Messa di mezzanotte la Vigilia di Natale in Duomo. «Senza casa non c’è dignità, sicurezza; nessuna possibilità di affetti e relazioni umane», ha proseguito l’alto prelato nell’omelia. Come non pensare ad un riferimento coi fatti di Opera, il rogo della tendopoli destinata - appunto - ai nomadi bisognosi di accoglienza? Collegamento reso ancora più esplicito dai passi successivi del discorso cardinalizio. «A Natale non solo Dio ma anche altri, tanti altri cercano casa. E con quanta fatica, se attorno vi è un clima di indifferenza e di rifiuto. Ricordiamo che Dio sarà veramente “casa” se rinnoveremo e moltiplicheremo il nostro impegno per i poveri, i profughi, i senza tetto, per chi vive lontano dai familiari o soffre la solitudine in ospedale o in un ospizio». Appello che suona come un monito alle istituzioni per la soluzione di casi come quello esploso nei giorni scorsi nella periferia milanese o delle questioni inerenti l’assegnazione delle abitazioni di edilizia popolare.
Il mattino seguente l’arcivescovo di Milano ha celebrato una suggestiva Santa Messa nella raggiera del carcere di San Vittore, davanti alle autorità cittadine, i dirigenti della struttura, gli agenti di polizia penitenziaria e, soprattutto, i detenuti che assistono alle celebrazione da dietro le sbarre dei sei raggi. Tettamanzi ricorda la giornata del Natale come «momento di dolorosa felicità per via della nostalgia, della disperazione, della fatica e della sofferenza che riempiono l’animo di chi vive senza libertà». Poi il cardinale ha toccato nuovamente l’argomento casa, rappresentato in chiave cristiana dal Presepe, invitando a «contemplarlo col pensiero rivolto a coloro che l’hanno costruito dopo un impegnativo cammino spirituale». Sino a giungere al nucleo centrale dell’omelia: «In questa vita terrena tutti siamo pecore nere e smarrite, come lo sono i detenuti. Ma non dobbiamo e non dovete disperare - ha concluso Tettamanzi rivolgendosi ai carcerati -. Dio ci cerca per amore e per passione, ci fa tornare grandi per riscoprire dignità e libertà». Valori ritrovati dallo stesso Tettamanzi al termine della solenne Messa Pontificale delle 11 in Duomo, che ha portato la benedizione ai trecento tra poveri, senza fissa dimora e volontari presenti all’Opera Cardinal Ferrari per il pranzo di Natale.
A stringere la mano agli «ultimi» e alle persone per diversi motivi in difficoltà sono stati anche i tanti operatori del terzo settore presenti in città. Proprio come i City Angels del fondatore Mario Furlan, che hanno organizzato una Messa (celebrata da don Mazzi) e una lunga tavolata in Stazione Centrale, scelto come luogo di «ordinario disagio metropolitano». Intanto quasi 900 persone hanno potuto consumare un pasto caldo nei centri di prima e seconda accoglienza facenti capo alla fondazione Fratelli di San Francesco, assistiti da circa 350 volontari. Una festa all’insegna della convivenza tra le religioni, visto che quasi il 40 per cento dei commensali è musulmano.