Tettamanzi «benedice» il voto agli immigrati

Per l’arcivescovo gli stranieri regolari devono ricoprire incarichi pubblici

Per Bruno Ferrante lo spot che non t’aspetti. Quello color porpora dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi che solleva il Vangelo, ma sfoglia il programma dell’ex prefetto oggi e domani in corsa con Letizia Moratti per la poltrona di Palazzo Marino. Il cardinale ammicca e chiede non solo il voto per gli immigrati, ma per loro anche «incarichi pubblici» rivolgendosi ai «migranti, miei figli carissimi». Lo ha fatto ieri mattina alla premiazione di «Immicreando 2006», concorso di scrittura organizzato dalla Diocesi di Milano e dalla Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità). Un’occasione troppo ghiotta per il candidato del centrosinistra Bruno Ferrante che non riesce a trattenersi. «Piena e assoluta condivisione delle parole di Tettamanzi - assicura -. Le sue opinioni sui temi sociali e sull’immigrazione sono sempre state le mie. In modo particolare da tempo vado sostenendo, come dice Tettamanzi, la necessità di riconoscere il voto amministrativo ai cittadini stranieri regolarmente presenti nel nostro Paese come condizione fondamentale per una loro piena e attiva partecipazione alla vita pubblica e sociale. Non a caso nel mio programma di governo della città viene previsto tutto ciò e non a caso alle elezioni primarie del 29 gennaio i cittadini stranieri regolari hanno potuto votare». Per la Moratti, invece, la solidarietà agli immigrati è fondata sulla giustizia».
Una polemica che si ravviva alla vigilia del voto. Risposta alla Lega Nord che non molti giorni fa, replicando all’appello di Tettamanzi che ai candidati chiedeva di «non considerare gli stranieri un problema, ma una risorsa», aveva organizzato un girotondo intorno al Duomo per stigmatizzare «quei vescovi che si svegliano con la voglia di fare gli imam». Era stato Matteo Salvini, europarlamentare della Lega Nord e capogruppo in Comune, ad invitare a pensare «anzichè agli immigrati, ai milanesi poveri e a quelli che non vanno più in chiesa perchè ormai sono stufi marci».
«Non posso - le parole di Tettamanzi - non alzare la voce a tutela di chiunque si trovi in situazione di disagio». E, visto che sono «più spesso» proprio gli immigrati a trovarsi «in condizioni sfavorevoli - afferma -, non posso non levare la mia voce per richiamare con forza e ancora una volta, i loro diritti. La risposta al disagio sociale deve partire dalla considerazione che ha maggiori diritti non chi possiede da più tempo la residenza in città, ma soltanto chi ha più bisogno, sia egli residente da lunga data o migrante. La solidarietà e la carità autentiche rifuggono dall’idea di una qualsiasi discriminazione a favore di alcuni piuttosto che di altri».