Tettamanzi: «Invitare nei cinema parrocchiali anche chi non va in chiesa»

Il cardinale chiede ai gestori delle sale della comunità di aprirsi: «La vostra orifgine è essere luoghi di cultura»

Usare i cinema per avvicinare a Dio anche coloro che non credono o almeno non frequentano la chiesa. Le «sale della Comunità», gli ex cinema parrocchiali, luoghi di proiezioni e attività culturali, non devono limitarsi a coinvolgere la Parrocchia, ma aprirsi al rapporto con il territorio, anche con chi non va in chiesa. Lo ha sottolineato questo pomeriggio l'Arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, incontrando i responsabili delle Sale della Diocesi al Cinema Gnomo.
Oltre duecento nel territorio, gli ex cinema parrocchiali hanno accolto nel 2008 più di due milioni di spettatori e possono contare sul lavoro di oltre 3000 volontari. «Sono luogo di relax e divertimento - ha spiegato l'Arcivescovo - ma la loro consistenza originaria è quella di essere luoghi di cultura». Tettamanzi ha poi lasciato l'incontro per andare a Limbiate a visitare i disabili psichici, definiti dall'arcivescovo «presenze invisibili, nessuno vuole vederli perché pongono dei problemi».