Tettamanzi: "Non tutti gli immigrati sono delinquenti"

Dopo i recenti casi di cronaca che hanno coinvolto gli immigrati anche il cardinale Tettamanzi ha fatto sentire la sua voce nel discorso alla città di Milano alla vigilia di SantAmbrogio. "Non tutti gli immigrati sono delinquenti, bisogna premiare il loro desiderio di diventare italiani".

Milano - Un discorso a tutto campo quello dell’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi. Un discorso che ha fatto riferimento ai recenti casi di cronaca che hanno visto coinvolti cittadini stranieri e ai cartelli anti-immigrati che sono apparsi a Brembate di Sopra dopo la scomparsa della tredicenne Yara Gambirasio. "Prego perché non si sovrapponga genericamente a tutti gli immigrati la categoria della delinquenza - ha detto Tettamanzi - ogni persona, di origine italiana o straniera, deve essere sempre giudicata singolarmente, per quella che è, non dimenticando mai che il giudizio più vero e definitivo è quello di Dio".

Il cordoglio "Davanti ai gravissimi fatti che stiamo apprendendo dalla cronaca di questi giorni - ha continuato il cardinale - restiamo profondamente addolorati, anzi sconcertati". Poi il discorso di Tettamanzi si allarga pur mantenendo come oggetto la condizione degli immigrati. "Premiare il loro desiderio di essere italiani riconoscendo al tempo stesso i diritti di cui sono portatori e che hanno maturato con il loro lavoro." È l’auspicio dell’Arcivescovo di Milano che, facendo riferimento alla parabola del Seminatore, paragona la condizione degli immigrati al seme caduto sulla strada che ha poche possibilità di germogliare se non viene recuperato dall’agricoltore. «Non io ma molti altri - purtroppo - paragonano questo terreno, ad esempio, alle persone immigrate che vivono in situazione di clandestinità: ben note ai propri datori di lavoro ma invisibili alle Istituzioni che non riescono a realizzare un progetto di emersione dall’illegalità".

Premiare i giusti Secondo Tettamanzi: "È per il bene di queste persone e della Città che occorre offrire loro il seme della speranza, per aiutarle a costruire un futuro di cittadinanza vera - all’insegna dei doveri e dei diritti - così da rendere pieno il loro apporto alla società, per allontanarle dalla tentazione e dalle scorciatoie della delinquenza". Poi conclude: "Pretendiamo per loro leggi giuste, riconosciamo i diritti di cui sono portatori e quelli che hanno maturato con il loro lavoro, premiamo - in chi ha un comportamento irreprensibile e rispettoso della società - il desiderio di diventare italiani. Perché si agisce come se nessuna cura fosse possibile per loro?". Una domanda che attende ancora risposte.