Tettamanzi: "Il nostro fondo per aiutare anche i divorziati"

Nessuna discriminazione fra nuclei familiari, sostegni a chi perde il
lavoro. L’inziativa partita con un milione della diocesi è a quota 2
milioni 360mila

Il fondo famiglia-lavoro creato dal cardinal Dionigi Tettamanzi la notte di Natale è a quota 2milioni e 360mila euro, è diventato fondazione, vanta un consiglio di gestione e un comitato di garanti. Nato per rispondere a un bisogno mirato «assicurare la tranquillità e la stabilità della famiglia nel momento drammatico della perdita del lavoro» non escluderà i nuclei di conviventi, le famiglie allargate («soprattutto se ci sono dei figli»). «È stato pensato apposta per chi non dispone di ammortizzatori sociali o altri aiuti pubblici o privati». Insomma, un sostegno alle famiglie a 360 gradi. Perchè gli effetti di questa crisi non tarderanno a farsi sentire e «una delle mie missioni pastorali è che ci sia sintesi tra fede e opere» ha aggiunto Tettamanzi ricordando che il cardinale Schuster affrontò la crisi del ’29 «facendo costruire tre nuove chiese alla periferia della città per creare posti di lavoro». Il progetto del fondo intanto è piaciuto anche oltre i confini milanesi, la Cei sta studiando l’argomento e la diocesi di Pistoia ha richiesto i documenti alla nostra curia.
Generosità
«Davanti alla crisi e all’avvicinarsi del Natale mi sono chiesto cosa potevo fare io come arcivescovo - ha ricordato Tettamanzi - Se il senso del Natale è Dio che si fa piccolo e povero, allora non è possibile viverlo senza gesti di solidarietà. Un gesto di solidarietà può diventare coinvolgente quando chiede di rivedere lo stile di vita. Solo chi ha il cuore libero dalle ricchezze spende e investe per ciò che è necessario ed è capace di condividere con l’altro la propria umanità. Chi è sobrio è disponibile a ritoccare qualcosa dentro di sè». Il fondo è partito con un milione di euro donati dalla diocesi, a questi si sono aggiunti un secondo milione da parte della Fondazione Cariplo e una cifra pari a 357.439,25 donata da imprese e cittadini. «Le generosità della gente è davvero grande - ha commentato il Cardinale - insieme ai soldi sono arrivate anche tante lettere. E c’è davvero chi ha offerto “il poco che ha” come la vedova descritta nel Vangelo e lodata da Gesù per aver messo a disposizione tutti i suoi beni. Mi hanno scritto anche persone che non credono in Dio ma condividono l’idea del fondo».
Chi ha diritto al fondo
Spiega Gianni Bottalico presidente delle Acli milanesi: «Chi ha bisogno si rivolge alla propria parrocchia. Il primo passo è l’analisi della condizione, si valuta se chi ha perso il lavoro può beneficiare dei sostegni degli enti locali e, nel caso, lo si aiuta. Se restano ancora difficoltà economiche allora si accede al fondo. Nei nostri circoli verranno aperti osservatori del lavoro per conoscere la situazione occupazionale». In ogni decanato (l’insieme di più parrocchie dello stesso quartiere) ci sarà una commissione che valuterà i casi. «Il fondo è una fondazione non autonoma all’interno dell’Arcidiocesi - ha aggiunto Luigi Testore, presidente del Fondo - È una struttura snella per permettere di intervenire velocemente grazie alla conoscenza diretta delle famiglie coinvolte. Verrà gestita senza costi: i soldi raccolti saranno redistribuiti fino all’ultimo centesimo, questo è possibile grazie alla rete esistente formata da segreterie, circoli, parrocchie».
Fondazione Cariplo
La Fondazione Cariplo ha regalato al fondo un milione di euro. «L’iniziativa della diocesi è coerente con la nostra missione perchè rende concreto il principio di sussidiarietà - ha motivato la decisione Giuseppe Guzzetti presidente della Fondazione - Per legge non possiamo intervenire dove c’è la competenza degli enti pubblici. La proposta della curia coinvolge il territorio e, sul piano operativo e morale, l’intera comunità. In questi momenti è importante offrire il proprio sostegno non solo economico ma anche personale a chi si trova in difficoltà. Sappiamo che questo contributo è di molto inferiore alle necessità. Confidiamo che questo gesto possa alimentare una solidarietà diffusa fra le persone».
I clandestini
«I medici sanno qual è la loro deontologia, la solidarietà si sviluppa attraverso l’accoglienza, la condivisione e il rispetto della legalità ma soprattutto attraverso il rifiuto di qualsiasi discriminazione e quindi attraverso l’osservanza di una legge più profonda che è dentro di sè». Così l’arcivescovo ha commentato il provvedimento proposto dalla Lega e appena approvato in tema di immigrazione che dà facoltà ai medici di denunciare i clandestini.