Tettamanzi resterà al Toniolo fino al 2013

Un’immagine vale più di molte parole. Ritrae due cardinali all’Università Cattolica. Il primo è l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, che pronuncia la prolusione ufficiale per l’inaugurazione dell’anno accademico. Il secondo è il suo predecessore, Dionigi Tettamanzi, che saluta in qualità di presidente dell’Istituto Toniolo con un discorso pieno di progetti e privo di allusioni a un imminente addio. E poi c’è il rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, nei giorni scorsi in visita in Arcivescovado, in previsione di questa cerimonia più complessa del solito.
L’ente fondatore della Cattolica gestisce cinque atenei, quattordici facoltà, millequattrocento docenti, seimila dipendenti e il Policlinico Gemelli. Se ne parla come di una cassaforte. La sua forza, più ancora che finanziaria, sta nell’essere al cuore di molte decisioni strategiche. La scadenza naturale del consiglio d’amministrazione del Toniolo è la fine del 2012 e - secondo fonti della Curia - l’intenzione del presidente sarebbe di rispettare il calendario. Tettamanzi era stata nominato ai vertici del Toniolo nel 2003 da papa Wojtyla. La scelta di non dimettersi all’arrivo del suo successore, Angelo Scola, ha sorpreso coloro che si aspettavano un avvicendamento alla guida dell’Istituto: dal futuro Paolo VI in poi, è prassi che l’arcivescovo di Milano sieda nel cda del Toniolo.
La vicenda è stata complicata dal confronto della scorsa estate tra il cardinal Bertone e Tettamanzi, in cui il segretario di Stato vaticano chiedeva all’arcivescovo un passo indietro anticipato per nominare il giurista Giovanni Maria Flick. In quel contesto si era parlato di «mala gestione». Tettamanzi aveva difeso le proprie ragioni in udienza da Benedetto XVI, che aveva rimandato la decisione a dopo l’arrivo di Scola, il successore più naturale per il Toniolo. Il nuovo arcivescovo si è insediato il 25 settembre scorso, un mese e mezzo fa, ma ancora non è arrivata una nota che faccia chiarezza. E non sono arrivate le dimissioni di Tettamanzi.