"Tetto a 50 milioni e poteri all’Antitrust"

Il vicepresidente dei deputati del Carroccio: "Ecco le nostre proposte per snidare la sinistra"

Roma - «Nessun intento polemico verso Berlusconi, ci mancherebbe...». Roberto Cota, vicepresidente dei deputati della Lega e capogruppo in commissione Affari costituzionali, respinge senza esitazioni l’ipotesi che il lungo silenzio del Carroccio sul conflitto d’interessi possa dipendere dal freddo degli ultimi tempi tra Bossi e il Cavaliere. «La ragione - spiega - è molto più banale».
Prego.
«Volevamo capire se la maggioranza aveva davvero intenzione di risolvere il problema del conflitto d’interessi in modo serio».
Conclusione?
«Purtroppo hanno deciso di far passare un testo pervaso di furore ideologico, una legge contro la proprietà privata».
Una legge contro Berlusconi?
«Dal loro punto di vista sì. Nei fatti, invece, è un provvedimento che crea una forte perturbazione della rappresentanza politica. Perché dire che chi ha un patrimonio superiore ai 15 milioni di euro è incompatibile vuol dire ridurre la politica ai funzionari di partito, visto che un imprenditore che ha un’azienda di medie dimensioni non può neanche candidarsi a sindaco della sua città».
Quale sarà la vostra posizione?
«Per quanto ci riguarda quello del conflitto d’interessi è un problema che va affrontato, altrimenti la sinistra continuerà a tirarlo sempre fuori strumentalmente. E quindi lunedì presenteremo degli emendamenti per cercare di riequilibrare il testo».
Cosa prevedono?
«In primo luogo l’innalzamento della soglia patrimoniale a 50 milioni. Poi che la norma venga applicata solo a ministri, sottosegretari, presidenti delle Regioni e delle Authority di garanzia. Insomma, non a sindaci e assessori».
E per quanto riguarda il blind trust?
«La nostra proposta prevede un meccanismo diverso che si ispira al modello statunitense che la sinistra cita a sproposito. Negli Usa, infatti, il titolare di una carica di governo non è obbligato a fare il fondo cieco ma può scegliere: o la strada del blind trust oppure una procedura di trasparenza. Così andrebbe fatto in Italia».
Si spieghi.
«Lasciare l’alternativa tra il trust e un protocollo d’intesa davanti all’Antitrust che verifica con poteri istruttori che dalla gestione del patrimonio non derivi un’incompatibilità. Se l’Authority contesta il conflitto d’interessi allora un collegio di garanzia decide se dichiarare il soggetto decaduto».
Qual è la differenza?
«Che con il fondo cieco il titolare dei beni non ha possibilità d’interloquire con le sue aziende mentre con il protocollo d’intesa è sempre possibile ricorrere al mandato che è pur sempre una gestione fiduciaria».
Crede che la maggioranza possa appoggiare questi emendamenti?
«Questo non lo so. Ma il nostro obiettivo è anche quello di snidare la sinistra e capire che intenzioni hanno davvero».