Tevere navigabile? Un progetto che fa acqua

Massimo Malpica

I battelli sul Tevere? Un must della Roma veltroniana, una medaglia da appuntare sul petto del sindaco e da stampare sui manifesti elettorali. Oppure «una presa in giro dell’amministrazione comunale», la manifestazione «di una politica degli annunci che Veltroni trascina da mesi, sottovalutando i vari problemi, i ricorsi al Tar e le denunce che condiscono questa annosa vicenda», come sosteneva tre anni fa l’allora consigliere azzurro Mirko Coratti, nel frattempo convertito al «credo» del primo cittadino.
Di certo il progetto di fare del fiume biondo una «Senna de noantri» non è compiuto. E parte dell’esistente è poco presentabile come «biglietto da visita» ai turisti dell’Urbe. Strano che un sindaco attento all’immagine come Veltroni (che sul sito battellidiroma.it è uno dei tre «passeggeri vip» in galleria fotografica insieme all’assessore Dario Esposito e a Fernanda Lessa) si sia arrischiato a fare del Tevere navigabile un cavallo di battaglia della campagna elettorale, come se i 3-400mila turisti che ogni anno viaggiano sui barconi fossero un successo acquisito. Rispetto agli annunci di aprile 2003 quando il servizio ebbe inizio, invece, il trasporto fluviale è monco, limitato alla tratta ponte Duca d’Aosta-Isola Tiberina. Lì ci si ferma: l’imbarco di Ripa Grande non è attivo. La passerella che porta al pontile danneggiato dell’approdo trasteverino è appoggiata inclinata sulla scala di accesso, che tra rifiuti ed escrementi non ha un bell’aspetto né un buon odore. I cartelli d’informazione sono divelti o illeggibili, manca qualsiasi annuncio dello stop al servizio. Uno spazzino ramazza la banchina intorno alla pista ciclabile, ma non si avvicina all’ex-approdo. Qualcuno però ci si è avvicinato per buttarci dentro i tre scooter, probabilmente rubati, che affiorano dall’acqua bassa e fangosa e lo scheletro di bicicletta appoggiato sull’argine.
Non potendoci arrivare via fiume, un sopralluogo all’imbarco di Ponte Marconi deve partire dalla terraferma. Qui dal venerdì alla domenica si parte per Ostia Antica, e la crociera per gli scavi romani suona appetibile per i turisti. Non così, invece, il «contorno». L’ingresso al «porto» è al termine di un terribile piazzale sterrato che somiglia a una discarica bonificata male. Ci si arriva girando a destra subito dopo aver superato ponte Marconi. Qui, tra pietre grosse come palloni, centinaia di lattine d’alluminio accartocciate, due carrelli per la spesa che hanno vissuto giorni migliori, immondizia e vetri rotti bisogna parcheggiare il proprio mezzo di trasporto, sperando che sia legale farlo (oltre a un fondo stradale manca la segnaletica) e che al ritorno la macchina sia ancora lì. Alcune cornacchie si litigano un avanzo di cibo sulla cima di una montagnola di pezzi di asfalto, scarti di materiale edile, vestiti usati e scarpe. Proprio lì accanto c’è l’inizio di un lungo «scivolo» di cemento, e i cartelli sul cancello d’accesso spiegano che si tratta dell’imbarco per Ostia e per la «navigazione di linea» verso Ripa Grande, ma un foglio bianco avvisa che quest’ultima tratta non è attiva. Ci sono anche gli orari, ma sono coperti dal pennarello di un graffitaro. All’approdo vero e proprio si arriva scendendo lungo la stradina di cemento, ancora sporca del fango secco dell’ultima inondazione e qua e là invasa da «cascate» di abiti gettati qui da qualcuno e dai rami non potati di arbusti spinosi che rendono più avventuroso l’arrivo. Alcune delle balaustre metalliche sul molo sono divelte e pendono sull’acqua, il pontile - a cui è ormeggiato un barcone in legno - è danneggiato da un lato, peraltro ingombro di rifiuti galleggianti. Lo scivolo per disabili che porta alla passerella è coperto di fango secco su cui sono state poggiate due assi di legno, e passarci in carrozzella non dev’essere impresa da poco. Gran parte dei quadratoni di cemento che pavimentavano il piazzale sono coperte da erbacce o sommerse dal «limo» secco del fiume. Rispetto a una visita di 20 giorni fa la situazione sembra leggermente peggiorata. Ma c’è una ruspa al lavoro che sta potando gli alberi e che forse ripulirà un po’ anche l’imbarco. L’alta stagione è vicina. Le elezioni di più. E l’«orgoglio di essere romani» passa anche per le acque verdi del Tevere.