Il Tevere scende sotto i livelli di guardia ma arriva il colpo di coda del maltempo

Torna la pioggia sulla capitale. Il pallido sole di ieri mattina non basta a smentire le previsioni di un colpo di coda del maltempo. E così riecco i temporali, proprio mentre il Tevere finalmente si sgonfia, e il traffico della domenica capitolina prenatalizia sfiora l’ultimo «lavoro» rimasto, oltre al presidio del fiume, per gli uomini della Protezione civile e per gli incursori del Comsubin della Marina: rimuovere a colpi di esplosivo il Tiber II, il battello incastrato con tutta la banchina sotto le arcate di Ponte Sant’Angelo e i detriti accumulati lì sotto.
L’emergenza però è più soft: la piena di venerdì notte - la più abbondante dal 1937, è stata superata senza troppi danni, e le nuove piogge non dovrebbero riportare l’allarme (e l’acqua del Tevere) agli stessi livelli degli ultimi giorni. Ieri il sindaco Gianni Alemanno è andato a visitare industrie e aziende travolte dall’Aniene esondato a Nord della capitale, rassicurando gli imprenditori della «Tiburtina Valley» che lamentavano di essere stati dimenticati nei momenti caldi dell’allarme maltempo. «È evidente che le risorse sono quelle che sono, e quindi nel momento in cui si temeva che il Tevere potesse esondare, o far rigurgitare le fogne, sono state tutte concentrate sulla zona abitata», ha spiegato il primo cittadino, assicurando che «appena cala l’emergenza tutta l’azione della Protezione civile sarà concentrata in questa zona». Dove una prima stima dei danni si attesta intorno ai 100 milioni di euro. E proprio lì dove l’Aniene ha riversato il suo carico di acqua e fango, nella zona di Ponte Mammolo, ieri erano al lavoro centinaia di pompieri: le squadre dei vigili del fuoco, armate di pompe idrovore, hanno effettuato decine di interventi per svuotare cantine e risolvere allagamenti. Ed è stato un piccolo esercito quello schierato nei giorni scorsi dai vigili del fuoco nella capitale: gli uomini in azione sono stati oltre 1.900, quattrocento dei quali arrivati da altri comandi.
L’altro epicentro della domenica di «dopo-piena» è stato, appunto, ponte Sant’Angelo. Centinaia di turisti e curiosi erano assiepati appena oltre i nastri gialli che isolavano l’area, dove Protezione civile regionale e nazionale, vigili del fuoco e incursori cercavano di rimuovere il battello incastrato di traverso tra le arcate, intorno al quale si era formata un’isola di rami, tronchi e detriti. Un ostacolo al normale deflusso dell’acqua da rimuovere al più presto proprio per evitare rischi nel caso che la nuova ondata di maltempo porti a un secondo innalzamento del livello del Tevere. Per due volte sono state fatte brillare piccole cariche esplosive, i cui botti sono stati avvertiti a qualche chilometro di distanza, per spezzare il relitto e facilitarne la rimozione. Più volte una gru ha fatto calare gli incursori sul relitto, per poi tirare su lamiere, parti della cucina e altri detriti asportabili via terra, e due parti del barcone, staccate dal corpo principale, sono state ancorate lungo gli argini, in modo che al calare del livello dell’acqua si depositeranno sulle banchine. Anche il relitto della casa galleggiante bianca e azzurra che si era incastrata sotto l’ultima campata, già trainata ieri sotto l’argine di Castel Sant’Angelo, è stato messo in sicurezza, coprendo con teloni in plastica i buchi della chiatta per evitare che la pioggia potesse provocarne l’affondamento. Intervento di «recupero» anche a Castel Giubileo, dove una cisterna strappata chissà dove dalla piena ha urtato la struttura della diga, ma senza provocare danni. Per recuperarla e adagiarla sulla strada i vigili del fuoco hanno utilizzato un braccio meccanico, e la corsia del Grande raccordo anulare parallela al bacino della diga è stata a lungo chiusa al traffico.
Ancora disperso, infine, il corpo dello sfortunato turista 27enne irlandese caduto nel Tevere la notte tra venerdì e sabato: a vuoto anche ieri le ricerche dei sommozzatori, in azione intorno all’isola Tiberina, e inutile anche la perlustrazione del fiume fatta da un elicottero, prima che il buio costringesse a sospendere le ricerche.