Il Texas ignora il Tribunale dell'Aja Giustiziato il messicano Medellin

Messo a morte con l’iniezione letale il detenuto messicano reo confesso dell’omicidio e dello
stupro di gruppo di una sedicenne uccisa insieme a
un’amica nel 1993. Gli Usa erano stati accusati di
non aver garantito l’assistenza consolare prevista dalla
Convenzione di Vienna

Huntsville - Il Texas ha sfidato il mondo e messo a morte con l’iniezione letale il detenuto messicano Jose Medellin. La Corte Suprema aveva infatti respinto il suo ultimo appello. Medellin, al centro da 5 anni di un caso internazionale, era reo confesso dell’omicidio e dello stupro di gruppo di una sedicenne texana, uccisa insieme a un’amica nel 1993 a Houston. Gli Usa erano stati accusati di non aver garantito l’assistenza consolare prevista dalla Convenzione di Vienna.

Contro la sentenza dell'Aja Il Texas incurante degli appelli dell’Onu, delle sentenze della Corte di Giustizia Internazionale dell’Aja, della stessa Casa Bianca ha giustiziato questa notte alle 21,57 (le 4,57 in Italia) il messicano Jose Medellin, 33 anni, condannato per aver stuprato una sedicenne nel 1993. Il caso ha assunto rilevo internazionale perché il processo di Medellin e di altri 50 cittadini messicani era viziato, secondo l’Aja, dal mancato rispetto della Convenzione di Ginevra: le autorità texane, infatti, non autorizzarono la cosiddetta "visita consolare" di un diplomatico messicano, prevista quando uno straniero viene arrestato in un Paese straniero.

Lo scontro diplomatico La Corte di Giustizia Internazionale aveva chiesto un nuovo procedimento, ma la Corte Suprema texana ha respinto l’ultimo ricorso di Medellin e il boia ha proceduto con l’esecuzione, la quinta nello Stato della "Stella solitario", che ha il non invidiabile primato del record di esecuzioni. Il Messico ha formalmente inviato una nota di protesta al dipartimento di Stato denunciando "la violazione del diritto internazionale". La diplomazia statunitense si era difesa ieri ricordando che lo stesso presidente George W. Bush, ex governatore del Texas e firmatario di decine di condanne a morte,nel caso Medellin aveva fatto "il possibile" accogliendo la sentenza emessa dalla Corte di Giustizia nel 2004. Anche lui, però, si era dovuto fermare davanti alla Corte Suprema di Washington che aveva sancito che la Casa Bianca non ha il potere di scavalcare i poteri e la volontà di uno stato come il Texas, pienamente sovrano in fatto di pena di morte. "Il Texas ha l’obbligo di rispettare i verdetti della Corte Internazionale di Giustizia", in quanto gli Stati Uniti sono membro dell’organizzazione, aveva detto invece ancora ieri da Città del Messico il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.

Il caso Medellin Il caso Medellin, insieme a quelli di una cinquantina di altri messicani attualmente nel braccio della morte in carceri statunitensi, rientrava in un contenzioso tra Usa e Messico in atto da anni. Medellin era reo confesso dell’omicidio e dello stupro di gruppo di una sedicenne texana, uccisa insieme a un’amica nel 1993 a Houston. Nel suo caso, come in quello degli altri detenuti messicani, gli Stati Uniti erano stati accusati di non aver garantito l’assistenza consolare prevista dalla Convenzione di Vienna. Nel 2004 la Corte internazionale dell’Aja aveva accolto la protesta formale delle autorità messicane, chiedendo ai tribunali americani di dare ai condannati a morte stranieri la possibilità di comparire di nuovo in aula per ridiscutere i loro casi. L’anno seguente, a sorpresa, l’amministrazione Bush aveva accolto le richieste dell’Aja e chiesto ai tribunali americani di ridiscutere i processi. Medellin era diventato il detenuto simbolo della vicenda, dopo che il Texas si è opposto alla decisione del governo federale ed aveva fatto ricorso alla stessa Corte Suprema contro Bush.