Tfr, Confindustria rischia un’altra Vicenza

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Certamente una delusione c’è, ma siamo all’inizio e c’è ancora molto da chiarire». Il presidente di Assolombarda, Diana Bracco, ieri ha voluto essere diplomatica e non inasprire ulteriormente il dibattito interno a Confindustria sui contenuti di una Finanziaria che gli imprenditori faticano a digerire.
Cuneo fiscale, riforma del Tfr e sostegno allo sviluppo nella prima formulazione del tandem Padoa-Schioppa&Visco hanno deluso le aziende. Una delusione che mercoledì scorso si è riversata sul numero uno di viale dell’Astronomia, Luca Cordero di Montezemolo, nel corso del comitato di presidenza straordinario. La bagarre sarebbe esplosa a causa dell’orientamento della presidenza, intenzionata (almeno inizialmente) a tollerare tanto la diluizione del taglio degli oneri sul costo del lavoro quanto la devoluzione all’Inps del 50% delle liquidazioni non destinate ai fondi pensione. Il comunicato nel quale si definisce una «scelta ingiusta» quella di privare le imprese di una fonte primaria di autofinanziamento non ha chiuso la partita.
Aumenta sempre più il rischio che il convegno organizzato dai Giovani imprenditori a Capri oggi e domani possa trasformarsi in una replica di quello di Vicenza che segnò il momento di massima frattura tra il vertice confindustriale e gli associati. «Siamo stati molto cortesi nei confronti del governo - si sfoga Michele Perini, ex presidente di Assolombarda - perché noi abbiamo più volte fatto presente a Montezemolo il rischio di un appiattimento sull’esecutivo, su una maggioranza demagogica. Il Tfr non è moneta di scambio».
Certo, sull’isoletta napoletana non ci sarà Silvio Berlusconi come non ci sarà Perini («a Milano si dice “meglio lavorare”», taglia corto). Ma l’intervento dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che sarà opposto al suo successore Tommaso Padoa-Schioppa potrebbe rivelarsi una cartina di tornasole per Luca Cordero di Montezemolo e la sua linea politica.
Al convegno caprese il presidente dei Giovani imprenditori, Matteo Colaninno, proporrà un nuovo patto fiscale volto a reperire nuove risorse per le aziende dalla lotta all’evasione fiscale. Lo slogan sembra di marca Cdl («no a nuove tasse») ma si tratta di uno degli ultimi tentativi per cercare di convincere Palazzo Chigi a non tirare troppo il cappio attorno al collo della classe produttiva del Paese.
Basterà? La dichiarazione del presidente Bracco («c’è ancora molto da chiarire») non chiude la porta al dialogo. Ma la sensazione che il governo non sia così disponibile alla marcia indietro è diffusa. «Ci sarà un ampio dibattito parlamentare - spiega il presidente di Federchimica Giorgio Squinzi - ma abbiamo la percezione che l’esecutivo non voglia accontentarci su entrambi i fronti: se si dovesse abbandonare la proposta di destinare il Tfr all’Inps, ci potrebbero essere negate le risorse per il taglio del cuneo». Non meno dubbioso l’imprenditore Mario Mazzoleni, che già a Vicenza criticò il nuovo corso confindustriale. «La Confederazione non ha tutelato a sufficienza la stragrande maggioranza dei suoi assistiti», dice riferendosi al fatto che alcune imprese come Fiat (mobilità lunga e bonus bollo) e Merloni (rottamazione frigo) abbiano ottenuto molto più di altre.
E non è un caso se il quotidiano confindustriale Il sole-24 ore mercoledì scorso ha dedicato un’intera pagina allo scontento del Nord-Est. Un po’ per esorcizzare una nuova Vicenza e un po’ per ridare voce a quella base che più volte ne ha contestato la linea filogovernativa e il progetto di quotazione. A Treviso la manovra sul Tfr potrebbe determinare «crisi di liquidità in un’impresa su cinque», aggiungeva Andrea Tomat. Anche il presidente di Federmeccanica e leader degli imprenditori vicentini, Massimo Calearo, montezemoliano d’acciaio, non è stato tenero. «La crisi in atto - ha sottolineato - pretendeva scelte coraggiose, ma tolto l’impegno sul cuneo fiscale non c’è nulla».
Il 95% delle aziende associate a Confindustria è in fibrillazione per i risvolti negativi che potrebbe determinare la legge di bilancio. Il gioco di sponda con i sindacati sulla questione Tfr («un intervento unilaterale che toglie ai lavoratori il diritto di scegliere», ha commentato Bracco con parole quasi cigielline) non esaurisce il discorso. A Capri Montezemolo dovrà pensarci.