Tfr: ecco perché le cose semplici non piacciono ai nostri politici

Il Governo Prodi sta espropriando i lavoratori di un sacrosanto diritto e oltretutto sta mettendo le aziende in un grosso problema. Infatti l’obbligo di conferire all’Inps le cifre trattenute come trattamento di fine rapporto obbliga le aziende a instaurare una contabilità apposita per il futuro con un aumento dei costi conseguente.
La gherminella inventata dal buon Visco e imposta al Tps non tiene conto che il Tfr sin dalle origini era stato istituito come retribuzione differita, ma doveva rimanere a disposizione dei percipienti sino al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Su questo più volte è intervenuto Giuliano Cazzola, uno dei maggiori esperti in termini di rapporti sindacali.
Ora invece il dipendente che conta di poter disporre liberamente del cumquibus, si trova inserito in un girone infernale dove la cosa certa è che ad amministrare i fondi da istituire ci sarà qualcuno (sicuramente politico) pesantemente retribuito a spese degli aventi diritto. Mi meraviglia invece che nessuno degli economisti di destra abbia sollevato l’opzione che sarebbe più favorevole corrispondere ai lavoratori direttamente la cifra corrispondente al Tfr in tanti dodicesimi mensili.
Aumentando le cifre a disposizione come retribuzione mensile si avrebbe un maggior volume di acquisti delle famiglie con benefici del sistema commerciale, maggior volume di tasse pagate, maggior soddisfazione di tutti, lavoratori, aziende e alla fin fine anche chi ci governa guadagnerebbe in immagine. Ma le cose semplici non piacciono a chi vive di politica.Gianfranco Pellegrini - Milano