«Tfr, l’accordo non c’è imprese penalizzate»

da Milano

Confindustria sul piede di guerra per il Tfr. A pochi giorni dall'incontro decisivo fra governo e parti sociali per definire la riforma, il presidente degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, parla con il presidente del Consiglio: se ci saranno aggravi per le imprese, la Confindustria si metterà di traverso. «Oggi ho incontrato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sul Tfr che, come è noto, si prospetta con aggravi per le imprese. Se è così, gli ho detto che noi siamo assolutamente contrari», ha detto Montezemolo a margine della manifestazione Fiat a Torino. Le imprese chiedono compensazioni per la perdita di liquidità conseguente alla devoluzione del Tfr ai fondi pensione prevista dalla riforma. L'ammontare annuo di Tfr gestito attualmente dalle imprese è pari a 13 miliardi di euro. Intanto le imprese di assicurazione hanno preso posizione affermando che il ministero del Lavoro e l'Ania non hanno raggiunto nessun accordo sulle modifiche al decreto attuativo della delega sulla previdenza. Lo precisa in una nota il presidente dell'Associazione delle imprese di assicurazione, Fabio Cerchiai, dopo le dichiarazioni del ministro sull'avvicinamento delle posizioni. «Nessun accordo da parte nostra - avverte Cerchiai - a modifiche sostanziali del decreto attuativo della delega previdenziale rispetto allo schema approvato dal Consiglio dei ministri nel luglio scorso. Se, come sembra, il ministero del Lavoro fosse disposto ad accettarle in base alle linee del cosiddetto “avviso comune” sottoscritto da numerose organizzazioni sindacali e imprenditoriali, ne sarebbero palesemente stravolti i principi ispiratori della legge delega». Il presidente dell'Ania ricorda che i principi della delega di riforma del sistema previdenziale sulla previdenza integrativa «mirano a garantire la libertà di scelta del lavoratore riguardo alla destinazione del proprio Tfr e dell'eventuale contributo del datore di lavoro alle varie forme di previdenza complementare (fondi negoziali chiusi, fondi aperti, forme pensionistiche individuali di tipo assicurativo), mentre, se si accogliessero le richieste dell’“avviso comune” (tra le quali la possibilità di utilizzare il contributo del datore di lavoro solo sulla base di accordo tra le parti sociali, ndr), i lavoratori non avrebbero di fatto altra scelta se non quella del fondo chiuso. Ci sembra una prospettiva inaccettabile e non rispettosa della delega attribuita dal Parlamento al governo».