Tfr, Sacconi: "Sì alla reversibilità della scelta"

Il ministro del Welfare: "I risultati raggiunti finora nelle adesioni alla previdenza complementaresono modesti. Per allargare la partecipazione dei giovani alla previdenza complementare penso che dovremo riflettere sulla reversibilità della scelta del conferimento del Tfr"

Roma - La reversibilità nella scelta del conferimento del tfr allargherebbe la platea della adesioni alla previdenza complementare. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, si dice d’accordo con gli auspici formulati dall’Ania ma avverte che, per il momento, la leva fiscale non può essere utilizzata pur riconoscendo che debba essere usata in maniera «intelligente». «I risultati raggiunti finora nelle adesioni alla previdenza complementare - ha detto Sacconi intervenendo all’assemblea dell’Ania - sono modesti. Per allargare la partecipazione dei giovani alla previdenza complementare penso che dovremo porci l’obiettivo di riflettere sulla reversibilità della scelta del conferimento del tfr. Entro certi limiti - ha aggiunto - penso che questa possa esser riconosciuta compatibilmente con le esigenze stabilità».

Secondo Sacconi, «se introdotta, la reversibilità potrebbe incoraggiare quel 75% di lavoratori che hanno lasciato il tfr in azienda a scegliere la previdenza complementare». In secondo luogo, per il ministro, è «necessario aprire un confronto con le parti sociali sulla portabilità dei contributi dei datori di lavoro. Questo - ha sottolineato - potrebbe aiutare a gestire meglio i fondi stessi, riducendo i costi e producendo maggiore concorrenza». «Credo che - ha proseguito Sacconi - debba essere consentita e incoraggiata, per i fondi negoziali, la possibilità di fare accordi con banche e sgr per raggiungere platee più vaste di lavoratori e commercializzare meglio il prodotto in modo che le adesioni non siano solo quelle delle grandi fabbriche. Naturalmente - ha sottolineato - i maggiori costi sarebbero compensati dal vantaggio di raggiungere una platea più vasta di adesioni».

Il ministro si è poi soffermato sul tema «inesorabile» dell’accorpamento tra fondi e delle economie di scala. «L’evoluzione della componente privata - ha osservato - si realizzerebbe di più e meglio con l’utilizzo della leva fiscale. Ma questo è un tempo non agevole per parlarne, perché l’uso della leva ha un costo per la finanza pubblica. Quando si tratta di forme di protezione sociale - ha fatto notare in conclusione Sacconi - non possono però essere in alcun modo confuse con le rendite finanziarie e la fiscalità deve essere tanto più intelligente e saper distinguere e riconoscere il contributo che l’industria assicurativa può dare alla coesione sociale».