TG 2 DOSSIER: CRONISTORIA PUNGENTE

In attesa che Striscia la notizia si impegni come ogni anno a scoprire quante delle canzoni del Festival di Sanremo appena iniziato odorino di scopiazzatura, quell’autentico segugio musicale che risponde al nome di Michele Bovi si è intanto divertito a confezionare un Tg2 Dossier Storie dal titolo indicativo: La musica in tribunale (sabato su Raidue, ore 23,50). Una cronistoria puntuale e pungente dei principali casi in cui tante canzoni di successo hanno avuto una paternità incerta, se non talvolta addirittura illegittima. Questo per colpa di una leggenda metropolitana scambiata per legge, di cui si approfittarono discografici, editori e addetti ai lavori senza scrupoli: si dava per scontato, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, che per poter depositare una canzone un autore dovesse essere iscritto alla SIAE (Società Italiana Autori Editori). Non era vero, ma molti compositori illustri come Gino Paoli, Francesco Guccini, Bobby Solo, e tanti altri sconosciuti con minori possibilità di far valere le proprie ragioni, caddero nel tranello e accettarono di far firmare le proprie canzoni da alcuni prestanome, che in molti casi non riconobbero poi né l’effettiva paternità della canzone registrata né tantomeno i compensi da smistare al legittimo autore. Tra le canzoni «litigate», alcune delle quali sono finite davanti a un giudice, ci sono veri e propri pezzi di culto come Pugni chiusi, A chi, Il cielo in una stanza, Auschwitz, La guerra di Piero, Azzurro. Il Dossier di Bovi ha raccolto un buon numero di gustose testimonianze dirette (come quelle disincantate di Francesco Guccini e Dario Baldan Bembo) che hanno permesso di capire il destino di estrema aleatorietà e fragilità del «diritto d’autore», che in ogni epoca trova la vita difficile e piena di insidie, umane o tecnologiche. In studio, insieme con il maestro Vince Tempera, era presente il presidente della SIAE Giorgio Assumma che ha tranquillizzato gli autori di oggi, spiegando come si sia ormai voltato pagina rispetto ad allora. Il Festival di Sanremo, almeno sotto questo aspetto, dovrebbe quindi essere immune da polemiche future sulla paternità delle canzoni in gara. Intanto, però, il Dossier si è preso la briga di analizzare i titoli dei testi in concorso, non sempre originali. ...Solo con te di Alex Britti, ad esempio, vanta dodici precedenti. La canzone di Simona Bencini Tempesta ne ha quattro, il brano di Ron L’uomo delle stelle ha lo stesso titolo di un film di Giuseppe Tornatore, il brano Irraggiungibile di L’Aura ha un precedente cantato da Mario Guarnera e Che bella gente di Simone Cristicchi lo cantò già Giorgio Gaber. Non si finirà certo in tribunale per questo, ma un po’ di fantasia in più non guasterebbe.