«Tg di m..». E tutto il sindacato Rai si schiera contro la Quercia

Dopo la gaffe di Morri, responsabile Informazione dei Ds, i giornalisti si schierano con Mimun. L’Authority delle comunicazioni richiama tutte le tv al rispetto della par condicio

da Roma

Stupore. Sconcerto. Mentre impazza il dibattito sulla par condicio e a Saxa Rubra il partito di chi cambia idea a ogni legislatura si sta ingrossando, mentre i Ds fanno gli organigrammi delle prossime direzioni, ecco arrivare una sorpresa, un fatto controcorrente dal Tg1. Il direttore Clemente Mimun stavolta non incassa la solita reprimenda del Comitato di redazione, ma la solidarietà dei colleghi. Con chi ce l’hanno? Con Fabrizio Morri, responsabile comunicazione dei Ds, perché «tutte le critiche sono legittime, alcune possono essere fondate o meno, ciò che non è accettabile è il linguaggio usato da Fabrizio Morri che non ha rispetto del lavoro della redazione». Che cosa aveva detto Morri? L’esponente della Quercia si era espresso in questi termini sul telegiornale che guida gli ascolti nell’informazione italiana: «Non voglio più vedere Tg di m..., che nascondono la realtà oltre ad essere faziosi politicamente».
A Morri fa evidentemente difetto il bon ton e qui nessuno può farci niente, ma il problema è che la sortita del sindacato Rai contro i Ds è diventato un caso. Tanto che in serata arriva la nota di Paola Martini, della sezione dei Ds Rai che esprime «stupore e sconcerto per le dichiarazione del Cdr del Tg1 e dell'Usigrai nei confronti di Fabrizio Morri. Nell'intervento del responsabile Informazione Ds al convegno sul Welfare della comunicazione, chi ha ascoltato ha chiaramente capito che non vi è stata alcuna intenzione di attaccare la professionalità della redazione della testata».
Morri riceve fuoco di copertura dai compagni di partito di Saxa Rubra, ma il problema della coprolalìa di Morri nei confronti del Tg1 resta, tanto che il responsabile informazione della Quercia si rende conto di averla fatta grossa e si cosparge il capo di cenere spiegando che quella era «un’espressione “forte”, che non ripeterei».
L’episodio non fa altro che alimentare le tensioni in Rai, dove al centro del dibattito è la campagna elettorale e la par condicio che è in attesa del regolamento. Ieri l’Autorità delle comunicazioni ha ascoltato il presidente Rai Claudio Petruccioli che ha assicurato «imparzialità ed equilibrio» anche prima dell’entrata in vigore della par condicio. «Da parte dell'Autorità sono venute raccomandazioni condivisibili: è giusto avere a cuore che la campagna elettorale si svolga in modo corretto e garantire la possibilità a tutti i candidati di apparire in tv», ha commentato Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, dopo la sua audizione. «Abbiamo richiamato tutti all'osservanza delle regole e dei principi in questa fare preelettorale che ha acquisito importanza e innescato diverse polemiche. Abbiamo ricevuto assicurazioni che i principi esistenti saranno rispettati, e mi auguro che non ci sarà bisogno di interventi sanzionatori, anche se il nostro monitoraggio sarà 24 ore su 24 e saremmo pronti a interventi immediati», ha commentato il presidente dell'Authority, Corrado Calabrò, dopo le audizioni che hanno visto sfilare i vertici di Rai, Mediaset, La7, Sky, e delle associazioni dell'emittenza privata.
Ieri scadevano i termini per la presentazione degli emendamenti al regolamento sulla par condicio, questa settimana dovrebbe esserci il voto decisivo sulla proposta di delibera presentata dal Paolo Gentiloni. Salvo sorprese.