Thailandia, bloccati 700 turisti italiani

Aeroporti ancora bloccati a Bangkok: i nostri connazionali restano nel Paese. Il ministro degli Esteri Frattini valuta un’operazione per il rientro mentre le proteste anti-governative continuano

I primi, una novantina sono atterrati ieri a Fiumicino. È solo l’inizio di un rientro lento e sofferto. In Thailandia rimangono, secondo la Farnesina, quasi 700 italiani, bloccati, assieme a 100mila turisti di tutto il mondo, dalle manifestazioni dell’opposizione antigovernativa che occupa i due aeroporti della capitale. Il picchettaggio degli scali, iniziato martedì, è l’apice della battaglia ingaggiata dall’opposizione per rovesciare il primo ministro Somchai Wongsawat, accusato di essere una marionetta nelle mani del cognato Thaksin Shinawatra, l’ex premier in esilio destituito nel 2006 da un colpo di stato militare.
La gioia del ritorno riservata per ora a quei soli novanta italiani non ha evitato risentimenti e proteste. «Siamo stati abbandonati a noi stessi – racconta appena sceso dall’aereo Nicola Perilli di Roma - non siamo stati contattati dall’ambasciata, nonostante avessimo chiamato più volte e ci siamo dovuti organizzare il ritorno in Italia. Per arrivare a Chiang Mai, abbiamo viaggiato in pullman 26 ore. Molti anziani non se la sono sentita e sono ancora lì». Alla Farnesina le proteste lasciano l’amaro in bocca. «L’ambasciata sta sostenendo quelli senza più soldi, si fa in quattro per aiutare quelli in difficoltà e risponde ininterrottamente a due numeri di emergenza per fornire assistenza», raccontano i funzionari del ministero degli Esteri. La situazione di certo non è semplice. Per raggiungere Chang Mai, l’unico aeroporto capace di gestire dei voli internazionali, i viaggiatori possono utilizzare la pista di U Tapao, 15 chilometri a sud est della capitale oppure farsi 600 chilometri con una macchina a noleggio o in autobus e cercarsi un volo. La pista di U Tapao è all’interno di una vecchia base militare dell’epoca della guerra del Vietnam e per accedervi bisogna rassegnarsi ad una fila di ore davanti all’unica macchina per i controlli di sicurezza. A Chang Mai bisogna conquistarsi un posto sui voli disponibili.

A rendere più complessa la situazione contribuisce il blocco di 88 aerei delle compagne internazionali sulle piste di Bangkok. Senza quei vettori le aerolinee hanno difficoltà ad organizzare voli alternativi da Chang Mai. Chi non vuole rischiare un’odissea può usufruire di un parziale rimborso del governo thailandese che garantisce buoni per 45 euro al giorno, in alberghi convenzionati, ai turisti bloccati. Si poteva prevedere una situazione simile? I turisti affermano di esser stati colti assolutamente impreparati. La Farnesina adesso sconsiglia qualsiasi partenza e ricorda che il sito Viaggiare Sicuri avvertiva, già prima della chiusura dell’aeroporto, di restare in contatto con le agenzie di viaggio e valutare la situazione locale.

Dopo le dichiarazioni del vice primo ministro thailandese, Olarn Chaiprawat secondo cui il rimpatrio degli stranieri potrebbe richiedere “un mese”, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha ipotizzato l’avvio di un’operazione per garantire il rientro dei connazionali. L’ipotesi tiene conto probabilmente anche del rischio di un improvviso deterioramento in seguito a scontri tra polizia e militanti dell’opposizione o addirittura da un colpo di stato.

Ieri la polizia ha ordinato agli oppositori di abbandonare gli aeroporti vietando raduni con più di cinque persone e minacciando pesanti multe o l’arresto per i trasgressori. Fino ad oggi le forze dell’ordine hanno seguito le raccomandazioni del premier Somchai Wongsawat che, pur dichiarando lo stato di emergenza negli aeroporti e chiedendo di cacciare i manifestanti, ha garantito di non voler ricorrere alla forza.