La Thailandia è isolata 500 gli italiani bloccati

Gli oppositori del governo al terzo giorno di paralisi degli aeroporti
della capitale. Voci di golpe mentre il primo ministro ha silurato il
capo della polizia per non aver attaccato i manifestanti

Gli aeroporti di Bangkok restano paralizzati dai manifestanti e il primo ministro ha silurato il capo della polizia per non aver ripristinato l’ordine. Tutti si attendono un golpe o l’intervento del re per calmare gli animi. Nel frattempo circa 500 turisti italiani sono ancora bloccati nella capitale, mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini si dichiara fiducioso «nel negoziato per consentire l’evacuazione degli stranieri».
Ieri il premier Somchai Wongsawat, bersaglio della rivolta di piazza, ha destituito il capo della polizia, generale Patcharawat Wongsuwan. Il governo aveva dichiarato lo stato d’emergenza nell’aeroporto internazionale di Suvarnabhumi ed in quello minore di Don Mueang, i due scali della capitale occupati ormai da giorni dai manifestanti dell’Alleanza popolare per la democrazia che bloccano tutti i voli. «Ci batteremo fino alla morte e non ci arrenderemo mai» ha assicurato Somsak Kosaisuk, uno dei leader dei manifestanti all'aeroporto Don Mueang. I «gialli», chiamati così per il colore simbolo della rivolta, non vogliono neppure intavolare trattative per lo sblocco degli aeroporti fino a quando il primo ministro non si sarà dimesso. La polizia, pur presente in forze ed in tenuta anti sommossa, non è mai intervenuta temendo un bagno di sangue. I manifestanti hanno eretto barricate e sono armati di bastoni e coltelli. Si teme che molti nascondono pure delle armi. Il problema è che diversi ufficiali della polizia e delle forze armate simpatizzano con i rivoltosi.
Il nuovo capo della polizia è il generale Prateep Tanprasert e ieri gli agenti presenti negli aeroporti hanno lanciato il primo avvertimento: «Tutti i manifestanti se ne devono andare, altrimenti le forze dell'ordine attueranno misure appropriate per risolvere la situazione», avverte il messaggio letto dai poliziotti. Nessuno si è mosso ed il primo ministro ha garantito che verranno usati «metodi gentili di persuasione» per rimuovere il blocco. I «gialli» sono migliaia e il timore è che la situazione possa degenerare. Il premier sotto tiro è asserragliato nel nord del Paese, a Chiang Mai, roccaforte dei «rossi», i sostenitori del governo. Non vuole rientrare a Bangkok perché teme un colpo di Stato dei militari, come è già avvenuto in passato. Il comandante delle forze armate, generale Anupong Paochinda, ha chiesto due volte al premier, negli ultimi giorni, di farsi da parte e indire nuove elezioni. Somchai, però, resiste ed il generale è restio a far scattare un golpe. Anche se ci sono già stati spostamenti di mezzi corazzati nelle strade di Bangkok camuffati da esercitazioni.
Molti osservatori attendono una mossa del re Bhumibol Adulyadej i cui ritratti vengono innalzati dai rivoltosi. Il re è amato, ma ad 80 anni e con problemi di salute, difficilmente sarà in grado di prendere in pugno la situazione. Tutti, però, attendono il 4 dicembre, vigilia del suo compleanno, quando parlerà alla nazione.
Intanto per le migliaia di turisti intrappolati le compagnie aeree stanno organizzando voli di rientro da altri aeroporti del Paese, compresa una vecchia base utilizzata durante la guerra del Vietnam. Sul sito Viaggiare sicuri della Farnesina vengono segnalati i voli, ma è difficile trovare un posto e bisogna spostarsi via terra per centinaia di chilometri per raggiungere gli altri aeroporti.