Thailandia, proteste contro il premier 15mila bloccati in aeroporto a Phuket

L'aereoporto internazionale resterà chiuso "indefinitivamente" per le proteste anti-governative, assediato da migliaia di manifestanti che appoggiano le proteste dell'oppsizione a Bangkok

Phuket - Più di 15 mila passeggeri, in buona parte turisti sono bloccati sull'isola turistica di Phuket, nel sud della Thailandia, dove le autorità hanno annunciato che l'aeroporto internazionale resterà chiuso "indefinitamente" a causa del proseguire di manifestazioni e proteste anti-governative. Lo scalo era stato chiuso "temporaneamente" ieri quando migliaia di manifestanti ne avevano bloccato gli accessi e invaso le piste in segno di solidarietà con le migliaia di oppositori che occupano da martedì scorso le sedi del governo a Bangkok.

Il direttore dell'aeroporto, Wicha Nurnlop, ha detto oggi all'Afp che i manifestanti che bloccano lo scalo rifiutano di negoziare con le autorità e che quindi l'aeroporto è "chiuso indefinitamente". Finora i voli annullati sono oltre 100, di cui 25 internazionali. A terra sono rimasti oltre 15 mila passeggeri. Il vicino aeroporto di Krabi, che pure era stato chiuso ieri, non dovrebbe riaprire prima di domani mattina. secondo quanto reso noto dalla società che gestisce gli aeroporti thailandesi. 

Il primo ministro thailandese Samak Sundaravej, che oggi ha incontrato il re Bhumibol Adulaydej, ha dichiarato che nonostante le crescenti proteste contro il suo governo non si dimetterà. "Non mi dimetterò mai" ha detto Samak salutando il pubblico delle cerimonia allo stadio di Bangkok per celebrare il compleanno del re e della regina. "Sono arrivato a questo incarico con un mandato legittimo. Me ne andrò solo se la legge non mi permetterà di rimanere e non semplicemente perché qualcuno mi minaccia e mi mette sotto pressione", ha poi aggiunto. Da cinque giorni migliaia di manifestanti appartenenti all'Alleanza del popolo per la democrazia (Pad) protestano violentemente contro il premier Samak, del quale chiedono le dimissioni, accusandolo di essere agli ordini di Thaksin Shinawatra, ex uomo forte del Paese, rovesciato con un colpo di Stato nel 2006 e rifugiatosi in Gran Bretagna. I militanti del Pad, una coalizione di nazionalisti, seguaci della monarchia e impegnati in cause sociali, dichiarano di voler difendere il re dal piano di Thaksin che, secondo loro, vorrebbe trasformare la Thailandia in una repubblica.