Thiérrée, il funambolo senza tempo

«Mi piace mescolare i generi, organizzare lo squilibrio, intrecciare le influenze più diverse. E poi, quel che faccio sulla scena, sono io, è la mia storia». Acrobata, trapezista, mimo, ballerino, attore dalla solida formazione professionale, lo svizzero James Thiérrée (34 anni) è un artista che sfugge ad ogni facile definizione. Semplicemente perché possiede quella sapienza fisica eccellente e a suo modo misteriosa che tocca in sorte a pochi: figlio di Victoria Chaplin e Jean-Baptiste Thiérrée, ha debuttato a soli quattro anni nel Cirque Bonjour di mamma e papà, iniziando da lì una brillante e spericolata carriera all’insegna del tendone ma anche del teatro tradizionale (con studi al Piccolo, all’Harvard Theatre School e al Conservatorio di Parigi) e del cinema d’autore.
Carriera indirizzata soprattutto alla commistione di linguaggi diversi - l’acrobazia, la giocoleria, la danza, il canto lirico, la contorsione, la musica dal vivo - e alla realizzazione di opere estremamente liriche, dove atmosfere da sogno evocano archetipi irrinunciabili e sprazzi di umanità senza tempo né luogo: «Come me, come tutti, quello che gli spettatori chiedono è essere trasportati da un’altra parte. Un luogo magico dove si ritrovino delle vaghe reminiscenze, delle storie dimenticate, delle visioni immaginifiche, dei ricordi ingarbugliati». Ora questo geniale funambolo dal corpo agile e il volto importante come quello di suo nonno Charlie Chaplin, presenta al Festival di Villa Adriana, a Tivoli, la sua ultima creazione Au revoir parapluie (Arrivederci ombrello), già ospitata da alcuni dei maggiori teatri del mondo e annunciata come un evento davvero unico. Camicia bianca e piedi nudi, Thiérrée attraversa la scena con l’energia di un corridore con le ali: utilizza corde, liane, trapezi, sedie, capriole, pur di risultare sospeso, inarrivabile, persino non umano, mentre intorno a lui brulica un universo di creature straordinarie che sembrano uscite dai quadri di Hieronymus Bosch. Lo spettacolo ci parla di Orfeo ed Euridice, di un mito straziante ma in fondo semplice, qui assunto a pretesto iniziale - ed emozionale - di una geometria di sentimenti, ricordi, gesti, incubi, fantasie solo all’apparenza confusionari e confusi. Come d’altronde succedeva già nei precedenti La Symphonie du hanneton o La Veillée des abysses, che l’artista ha realizzato con i poliedrici colleghi della sua Compagnie du hanneton, fondata nel 1998.
In scena da oggi a sabato 28. Biglietteria 199.109.783.