Thiago non cambia la squadra e i difensori centrali hanno problemi di gioventù

Nel primo tempo è stato Cassano a ispirare le cose migliori della Nazionale. La strada del ct è quella giusta, aspettando Balotelli

Per una sera, l'ultima del 2011 prima di rimettere la testa alle qualificazioni dell'europeo, si può anche fare a meno d'impiccare ogni giudizio al risultato. Per una sera si può giudicare la nuova Italia di Prandelli in particolare dalle perfomances espresse durante la prima frazione, la più attendibile, la più attraente, la più redditizia per il gioco azzurro e le sontuose occasioni da gol apparecchiate dal genio di Cassano. Ecco allora il primo «rieccolo» da promuovere a pieni voti e non solo perché dai suoi piedi prendono le mosse le giocate più efficaci della Nazionale: la sagoma del barese sembra ancora arrotondata ma il piede è caldo e può suggerire per Cassani (quel rigore ignorato sul suo destro è da portare a Zurigo all’attenzione di Blatter) oppure per Pazzini prima d’infilarsi nel pertugio tedesco ricevendo in cambio una bella spallata, decisa da un marcantonio in maglia bianca). Se il genio di Cassano stimola la migliore Nazionale, è anche vero che l’utilità di Thiago Motta nella circostanza e in futuro appare sempre discutibile.

Il brasiliano di Rovigo accumula un paio di randellate sulle caviglie dei rivali prima di uscire, intorno all’ora di gioco, rimpiazzato da Aquilani senza destare una grande impressione né lasciare un grave rimpianto presso i sodali in maglia azzurra.

Prandelli si può capire e giustificare di questi tempi: non ha grandi ricambi nel settore, Pirlo è ancora fermo ai box e sta recuperando dall’ennesimo insulto muscolare a Milanello, eppure Thiago non aggiunge se non spessore fisico al gioco, specie se da Montolivo non c’è un contributo geometrico di grande rilievo.

Per una sera vale la pena segnalare l’acerbo talento della coppia centrale di sentinelle schierata davanti a Buffon, non certo responsabile della stoccata di Klose subita dopo un triangolo strepitoso organizzato da Muller con facilità, troppa facilità, dentro il fortino azzurro. Bonucci e Ranocchia forse si faranno. In questo momento tradiscono la loro consistenza. Nonostante il contributo di Chiellini sul fianco mancino e di Cassani che, sull’altra striscia, si offre per percussioni che alla fine gli procurano un acciacco muscolare. Fa bene Prandelli a insistere sui due ex soci del Bari e a cementare con la sua personale fiducia il loro temperamento. E così che si può coltivare il talento, indiscutibile, dei due. Sempre per una sera possiamo tornare a fidarci di Giuseppe Rossi e della sua conclamata abilità balistica, messa in discussione nel passato da qualche grigia prestazione e ieri sera, a Dortmund, al cospetto di un avversario di grande rango e di sufficiente cifra tecnica ed agonistica, venuta alla ribalta in occasione dell’1 a 1 che è un premio al lavoro e alle scelte del ct.

Questa è la strada segnata ormai e su questa deve avventurarsi nei prossimi mesi quando potrà contare anche su Balotelli, per esempio, sulle geometrie di Pirlo magari e sulla classe cristallina di Buffon, chiamato in causa, a sproposito, dal gol tedesco. I padri della patria, anche nel calcio, non si discutono. Si amano e si rispettano.