«Alla Thyssen 7 operai morti per risparmiare 800mila euro»

TorinoNon posso che esprimere la sofferenza provata nel constatare la capacità a delinquere dimostrata dagli imputati, tutti mossi a risparmiare sulla sicurezza all’interno di una multinazionale e non di un mulino». È uno dei passaggi chiave dell'ultimo atto della requisitoria del procuratore Raffaele Guariniello, pubblico ministero al processo contro i vertici della ThyssenKrupp per la morte di sette operai avvenuta nel dicembre del 2007. Dodici udienze in tutto, 72 ore complessive nel corso delle quali è stata ricostruita nei dettagli la politica dell’azienda e il ruolo ricoperto da ciascun imputato, fino alle conclusioni di ieri e alle richieste di condanna.
Nei confronti dell’amministratore delegato della multinazionale tedesca, Harald Espenhahn, il pm ha chiesto una pena di 16 anni e sei mesi di reclusione: il manager è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale, un reato contestato per la prima volta in Italia in occasione di un incidente su un luogo di lavoro. Per altri quattro dirigenti della società - Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno e Cosimo Cafueri – la richiesta di pena è stata di 13 anni e sei mesi di carcere. Per il quinto dirigente, e sesto imputato nel procedimento, Daniele Moroni, la richiesta è stata di 9 anni. Per quanto riguarda infine la società tedesca, il procuratore ha chiesto il pagamento di una sanzione pecuniaria di 1,5 milioni di euro, l’esclusione per un anno da agevolazioni e sussidi e la revoca di quelli già concessi, il divieto di pubblicizzare i propri prodotti per un anno e la pubblicazione di un’eventuale sentenza di condanna sui maggiori giornali internazionali. Il pm ha proposto anche la «confisca del prezzo del reato», un prezzo che per il magistrato ha assunto un valore simbolico. Guariniello, infatti, ha chiesto la confisca di 800mila euro, ossia la cifra che la multinazionale ha risparmiato in sicurezza non istallando quell' impianto di rilevazione incendi che avrebbe salvato la vita dei sette operai.
Nel motivare le richieste di condanna, il magistrato ha quindi spiegato, riferendosi a Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno e Cosimo Cafueri, accusati di omicidio colposo con colpa cosciente e omissione dolosa di cautele infortunistiche, che «avrebbero messo in atto una vera e propria strategia per influenzare a proprio vantaggio l’ex sito del processo». Attenuanti concesse invece al quinto dirigente imputato, Daniele Moroni, accusato dei medesimi reati degli altri quattro, ma che secondo la Procura, nel corso del processo, «ha manifestato una condotta ispirata palesemente alla collaborazione». Anche all’ad della multinazionale, Espenhahn, Guariniello ha riconosciuto «un non pessimo procedimento processuale». «Nelle richieste di pena per gli imputati – ha spiegato il magistrato - abbiamo tenuto conto dell’enorme gravità del reato e del gravissimo danno cagionato ai lavoratori e alle loro famiglie». Poi Guariniello ha proseguito puntando il dito contro «qualcosa che non avevamo mai visto: comportamenti, non episodi circoscritti, che si inseriscono in una strategia messa in atto da più persone per influenzare il processo a favore degli imputati. Una strategia - ha aggiunto - protesa a coinvolgere il numero massimo di persone e che faceva leva su rapporti di collaborazione o di amicizia». A questo proposito, il pm ha chiesto la trasmissione degli atti per procedere per falsa testimonianza contro tre persone, e per procedere per omissione volontaria di cautele contro gli incidenti a carico di una quarta. «Abbiamo chiesto ciò che è giusto in scienza e coscienza», ha quindi concluso il magistrato al termine dell'udienza celebrata ieri.
Di altro avviso, invece, i legali degli imputati. «La richiesta di pena avanzata per Harald Espenhahn è esagerata e assurda, in quanto frutto di una impostazione giuridica sbagliata», ha commentato Ezio Audisio, avvocato dell’ad della Thyssen. Amare e dettate dal dolore, infine, sono state le considerazioni dei familiari delle vittime: «Per loro sarà un altro Natale tranquillo. Noi, il 24 dicembre, saremo invece a piangere ancora una volta i nostri cari al cimitero. Nei confronti di quelle persone bisognava chiedere l'ergastolo».