Thyssen, via i giudici che davano interviste

TorinoIl copione è stato rispettato, con tanto di suspense e il giusto omaggio al pubblico curioso. A tredici mesi dal rogo alle acciaierie ThyssenKrupp e dallo stillicidio di sette vittime, si è aperto ieri nella maxi aula 1 del Tribunale di Torino quello che è stato già ribattezzato il processo dell’anno. Ad accentuare il clima di tensione, le due ore di ritardo con cui è iniziata l'udienza. Centoventiminuti nel corso dei quali il presidente della Corte, Maria Iannibelli, ha messo la parola fine sulla polemica, l'ennesima da quando è iniziata l'inchiesta, in merito alle interviste rilasciate da alcuni giudici popolari alla vigilia del dibattimento. C'era un reale rischio di blocco del processo. Invece tutto si è risolto con i tre giudici popolari «sotto accusa» che hanno rassegnato le dimissioni, con una lettera al presidente della Corte, consegnata ieri mattina, nella quale si sono detti sorpresi per quanto letto sui giornali, ma allo stesso tempo hanno dichiarato «che le interpretazioni date dagli organi di informazione al tono dell’articolo possono creare qualche problema e pertanto, per spirito di servizio e per evitare intralci al processo, chiediamo di essere autorizzati ad astenerci». Richiesta accolta. I tre sono stati sostituiti e alle 11 si è aperta l'udienza.
In aula oltre 300 persone, nonostante la capienza fosse di 250. Uno show in piena regola: dalla prossima udienza, fissata per il 22 gennaio, le telecamere delle tv entreranno infatti in aula. Il giudice ha chiesto il parere alle parti: favorevoli i magistrati e gli avvocati di parte civile, contrari i legali della difesa. Che tra l'altro, adesso, si avvalgono anche delle capacità professionali del principe del foro Franco Coppi, già avvocato di Andreotti e dell’allora ministro Luigi Gui, e ora nel collegio difensivo della Thyssen. Un’ora di conclave e alla fine la Corte ha detto sì alle telecamere, perché i temi trattati nel processo sono «di rilevante interesse sociale».
Il giudice poi, indispettito per la troppa confusione ha deciso di mettere tutti in riga e assegnare le postazione sin dalla prossima udienza. Ovviamente, a favore di telecamere. Un breve scambio di opinioni ha infatti riguardato la migliore angolazione per posizionare le tv. Da una parte i parenti delle vittime, dalla parte opposta due dei sei imputati: Cosimo Cafueri e Raffaele Salerno. «Eccoli - ha detto Rosa De Masi, la mamma di Giuseppe - sono quelli che hanno ucciso i nostri ragazzi». Per il resto si è trattato di un’udienza puramente tecnica, con i legali dei sindacati di categoria che hanno depositato le richieste di parte civile dei 54 operai esclusi all'udienza preliminare. La difesa, infine, ha annunciato una questione di nullità che pare non preoccupare Guariniello, che ha commentato: «Non mi aspetto un processo esemplare, ma un processo giusto».