ThyssenKrupp, morto anche il sesto operaio

Rosario Rodinò, 26 anni, era rimasto gravemente ustionato come gli altri colleghi nell'incendio scoppiato in acciaieria. Il padre: "Me l'hanno ammazzato"

Genova - È morto Rosario Rodinò, l’operaio di 26 anni rimasto gravemente ferito nell’incendio scoppiato all’acciaieria ThyssenKrupp di Torino e ricoverato presso il reparto grandi ustionati dell’ospedale Villa Scassi di Genova: aveva ustioni sul 90 per cento del corpo. "Rodinò è morto stamani alle 8,45", ha detto un funzionario della direzione sanitaria del nosocomio. Domenica scorsa è morto anche Rocco Marzo, il capoturno della linea 5, il quinto operaio vittima dell’incendio, mentre la scorsa settimana a Torino si sono svolti i funerali degli altri quattro deceduti.

La sesta vittima Rodinò, 26 anni compiuti il 30 ottobre scorso, è morto stamani alle 8.45. L’uomo era stato trasferito da Torino all’ospedale genovese in elicottero nel primo pomeriggio del 6 dicembre con il 90% del corpo coperto da ustioni soprattutto di terzo grado. In questo periodo l’operaio era stato mantenuto in coma farmacologico e in respirazione assistita e la sua situazione era andata progressivamente peggiorando. "È stata una rincorsa continua per correggere i parametri del metabolismo, finché non è stato più possibile" ha detto stamani il direttore sanitario dell’ospedale genovese Mauro Pierri. Le ustioni erano "di una tale gravità che il paziente non era in assoluto operabile" spiega ancora Pierri. Dopo la dichiarazione del decesso, Rodinò è stato sottoposto a un elettrocardiogramma continuo per la conferma della morte (prassi seguita nel periodo di osservazione previsto per legge). 

Lo sfogo del padre "Me l’hanno ammazzato, me l’hanno portato via a 26 anni. Morto non come tanti giovani che vanno a morire in modi stupidi, ma sul lavoro. La ThyssenKrupp era una bomba a orologeria. Era una strage annunciata. Rosario non era contento quando gli hanno cambiato il turno di lavoro dal mattino alla sera per le loro esigenze tecniche. Doveva fare il mattino quel giorno" è lo sfogo di Giovanni Rodinò, padre di Rosario. "Mio figlio parlava ogni tanto di sicurezza, aveva subito ben due incidenti, il più grave una scottatura al braccio. Le dismissioni dell’azienda avevano cancellato la sicurezza - ha proseguito il padre della giovane vittima -. Ho lavorato ben 34 anni dentro la fabbrica e la situazione in passato era migliore. Il lavoro era più sicuro hanno rovinato tutto".

Lista nera Il rogo si era sviluppato nella notte fra il 5 e il 6 dicembre scorso nello stabilimento torinese della multinazionale. Il nome di Rodinò si va aggiungere alla lista che già annovera Antonio Schiavone, 36 anni, Roberto Scola (23), Angelo Laurino (43), Bruno Santino (26) e Rocco Marzo (54). I funerali di quest’ultimo verranno celebrati dal cardinale Severino Poletto questa mattina. Resta ricoverato in gravissime condizioni un settimo operaio, il ventiseienne Giuseppe Demasi.

Inchiesta La procura torinese ha aperto un’inchiesta sull’incidente in cui si configurano i reati di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose secondo quanto riferito da fonti giudiziarie. La procura inoltre ha messo sotto sequestro la linea 5 dell’azienda dove è avvenuto l’incidente. Accertate le cause dell’incendio, la procura sta cercando di definire le responsabilità. Per ora gli indagati sono tre, ma alla luce di quanto sta emergendo, il quadro potrebbe essere modificato. I magistrati contano di chiudere le indagini entro la fine di gennaio.