Ti amo, mia Samp

(...) preferisco scrivere di una storia d’amore. Sì, perché io mi sono innamorato che avevo appena quattro anni. Per colpa (e sottolineo, colpa, di mio padre). Era il 6 novembre del 1984 ed ero dalle parti di Marassi: da quel giorno non ho mai smesso di amare. È una donna bellissima che in tanti anni mi ha fatto soffrire un’infinità di volte. Ma che mi ha saputo dare anche delle soddisfazioni incredibili.
Un turbinio di emozioni che non si è mai fermato perché lei ha sempre saputo far battere il mio cuore. Per lei ho pianto, di gioia o di dolore, mi ha fatto soffrire. È vero. Ma come tutti i grandi amori la sofferenza va tenuta in conto. Con lei e per lei ho avuto la fortuna di girare in Italia e per l’Europa. Ha riempito e riempie la mia vita. I miei pensieri, i miei discorsi. L’ho vista bellissima come nessuna donna al mondo, ammirata da tutti. E io orgoglioso di lei. L’ho conosciuta anche decadente e triste, ma per me rimaneva sempre la più bella. Stasera io e questa donna abbiamo un appuntamento importante. So che qualsiasi cosa accada mi farà provare delle emozioni forti, uniche, che porterò dentro per un po’. So che appena la vedrò, sentirò il cuore in gola.
L’emozione sarà forte, fortissima come ogni volta. Anzi, un pelo di più. Perché stasera non è proprio come nei nostri consueti incontri. Le darò il mio calore, il mio affetto, la mia voce, se è il caso, perché sappia ricambiare (e lei sa come) quello che provo. In fondo per noi stasera è come se fosse un anniversario, si ripete lo stesso canovaccio di quel 6 novembre di 24 anni fa. Ci rivedremo nello stesso posto, per lo stesso motivo con la speranza, come nel 1984, di far invidia a qualcuno. Può succedere di tutto, ma so che non mi tradirà mai. É così bella e così unica che l’amerò per sempre. Ah, dimenticavo: si chiama Sampdoria.