Ti piaceva laurearti facile? Ora Scienza delle corna puoi togliertela dalla testa

Adesso perlomeno potranno riciclarsi il titolo di studio su eBay. La secca sforbiciata al numero dei corsi di laurea annunciata da Mariastella Gelmini rischia di trasformare alcuni studenti senza sbocchi in felici possessori di un pezzo unico. Posto che le aule di Trofeistica non sono mai state stracolme, ora che le università saranno costrette per decreto ministeriale a cancellare il bizzarro corso che «studia le corna degli animali», chi è già riuscito ad accaparrarsi il pezzo di carta potrà almeno rivenderlo come rarità da collezione sul sito delle aste. Non c’è dubbio che si troverà qualcuno disposto a pagare per poter appendere in salotto il certificato di laurea in Trofeistica. O quello in Scienze dell’aiuola.
Il ministro ieri l’ha detto chiaro e tondo: a partire dal prossimo anno i corsi di studio si ridurranno del 20 per cento rispetto all’anno scorso. La Gelmini l’ha detto con un eufemismo ministeriale: «In questi anni si è assistito a una proliferazione dei corsi di laurea non sempre motivata da reali esigenze del mercato del lavoro». Il messaggio, senza il filtro della comunicazione istituzionale, è chiaro: basta con i corsi di laurea inutil\i, i doppioni creati a prescindere dal reale interesse formativo con un solo palese scopo: creare cattedre per i 26.004 professori assunti tra il 2000 e il 2006, l’epoca del Grande Banchetto dell’Autonomia, grazie al trucco delle idoneità che ha permesso di bandire concorsi per un docente e poi assumerne due.
Lasciando mano libera ai professori, l’università si è gonfiata come un pallone aerostatico pronto a decollare verso il paradiso degli sprechi. Gli atenei sono aumentati da 41 a 66. I corsi di laurea? Una pioggia, sono passati dai 2.444 del 2001 ai 5.879 di quest’anno, più che raddoppiati. E se ci sono i corsi di laurea, ci devono essere gli esami da dare. Ed ecco che gli insegnamenti sono arrivati alla stratosferica cifra di 180.000, contro la media europea di 90.000. Paese di santi, navigatori e scienziati, possibilmente con cattedra assicurata per sé e i familiari: il tasso di cognomi uguali tra i prof è da record. Tanta abbondanza e poca qualità, visto che in tutte le classifiche internazionali, l’inarrivabile traguardo per gli atenei italiani è riuscire a svangare un duecentesimo posto. Del resto difficile raggiungere l’eccellenza proponendo insegnamenti di Scienze dei trofei di caccia (attivato a Firenze nel corso di laurea in Scienze faunistiche), oppure Fisiologia del fitness (a Camerino), Scienze del fiore e del verde (Pavia) e la pletora di «corsi arcobaleno» amati soprattutto dagli atenei toscani: scienze per la Pace, Cooperazione per la Pace, Gestione e mediazione dei conflitti.
Uno sfacelo che richiede una cura choc che, ha annunciato il ministro, si tradurrà innanzitutto in un una «nota di indirizzo vincolante» contenente i paletti necessari a operare il taglio del 20 per cento dei corsi di laurea. Per l’università degli sprechi niente omeopatia, servono gli antibiotici. I docenti hanno avuto l’occasione di gestirsi e in atenei come quello di Siena hanno prodotto oltre 200 milioni di debiti e la fuga degli studenti. Ora il ministero detterà limiti precisi: disattivazione dei corsi di studio con un basso numero di iscritti se nella stessa regione ci sono già corsi analoghi; individuazione del numero di insegnamenti che ciascun ateneo può sostenere in base alle strutture e al personale che ha; basta con i microesami che valgono una manciata di crediti: il valore minimo sarà fissato a sei. Gli esami per le lauree triennali ridotto a venti.
Qualche mese fa, quando si iniziava a parlare di tagli, i baroni soffiarono sull’Onda. E oggi? Messi di fronte alla realtà dei propri bilanci molti anticipano i tagli della Gelmini. Siena taglierà il 25% dei corsi di laurea, Palermo il 21,5, Roma Sapienza il 20, Messina il 16, Torino il 15. E tutti parlano di sfoltimenti ulteriori nel 2010-2011. In calo anche il numero dei master. Un esempio? A Teramo dovranno rinunciare a Scienze cognitive e benessere del cavallo. Sopporteranno il dolore della perdita?