Tibet, continuano gli scontri: ucciso un monaco

Nonostante il massiccio dispiegamento di truppe,
proseguono le agitazioni. A Lhasa sono stati arrestati 13 monaci: "Almeno un
dimostrante tibetano è stato colpito a morte e un altro è in gravi condizioni". In totale Pechino sino ad ora ha arrestato 900 persone

Pechino - Almeno un tibetano, un monaco di 18 anni, è stato ucciso dalla polizia armata cinese e un altro gravemente ferito ieri nella prefettura di Kardze, nella provincia cinese del Sichuan. Lo affermano fonti tibetane. I mezzi d’ informazione cinesi accusano, invece, "teppisti armati di pietre e coltelli" di aver ucciso un poliziotto e di averne feriti "molti altri", nella stessa località. Lo scambio di accuse viene il giorno dopo che una clamorosa protesta del gruppo internazionale Reporter Senza Frontiere ha turbato la cerimonia di partenza della fiaccola olimpica dalla Grecia verso Pechino. La stampa cinese a Lhasa scrive oggi che 13 monaci buddisti sono stati arrestati nella capitale del Tibet dopo le prime manifestazioni anticinesi del 10 e dell’11 marzo, prima delle violenze che si sono verificate il 14 marzo.

Ucciso un poliziotto cinese Un funzionario di polizia cinese è stato ucciso dal lancio di pietre e coltelli in una zona tibetana della Cina occidentale secondo quanto hanno riportato i media nazionali oggi, segno che nonostante il massiccio dispiegamento di polizia e di truppe le agitazioni proseguono. Nella capitale tibetana Lhasa, nel frattempo, 13 persone sono state arrestate per la protesta del 10 marzo guidata dai monaci, primo provvedimento annunciato contro le persone coinvolte nella marcia non violenta avvenuta giorni prima della rivolta nella quale secondo le autorità sono morte 19 persone. L’annuncio da parte dei media nazionali della morte del funzionario di polizia in una nuova rivolta contraddice l’affermazione della Cina secondo cui le proteste si sono affievolite dopo il massiccio afflusso di truppe in Tibet e nelle aree vicine. Wang Guochuan è morto ieri durante un attacco contro un gruppo di poliziotti nella prefettura tibetana di Ganzi (Garze) nella provincia Sichuan, secondo l’agenzia di stampa Xinhua che però non ha precisato né se l’attacco è stato eseguito dai tibetani né se durante gli scontri sono morti dei manifestanti. Diversi altri funzionari sono stati feriti negli scontri, terminati quando la polizia ha aperto il fuoco. Ma il Tibetan Centre for Human Rights and Democracy, gruppo in esilio, ha detto che "almeno un dimostrante tibetano è stato colpito a morte e un altro è in gravi condizioni" dopo che la polizia ha aperto il fuoco sulla folla. La Cina ha vietato ai giornalisti stranieri l’ingresso nell’area e Reuters non ha potuto verificare indipendentemente le notizie.

Cina, finora in manette 900 persone A Gannan, una delle prefetture a popolazione tibetana della provincia cinese del Gansu, 289 persone si sono "arrese" alle forze di sicurezza cinesi dopo gli incidenti dei giorni scorsi. Lo afferma l’agenzia ufficiale China News Service, nella prima ammissione da parte cinese che la zona è stata teatro di manifestazioni anti-cinesi e a favore del Dalai Lama, il leader tibetano che vive in esilio in India. Attivisti della Free Tibet Campaign avevano affermato in una nota diffusa il 18 marzo che una manifestazione di protesta si era tenuta a Gannan, al termine della quale le forze di sicurezza cinesi avevano fatto uso di armi da fuoco e arrestato un numero imprecisato di persone. La notte scorsa, Pechino ha dato notizie di 381 persone che si sono "arrese" ad Aba del Sichuan, un’ altra delle prefetture a popolazione tibetana dove si sono svolte proteste anticinesi. L’agenzia Nuova Cina ha comunicato oggi che 13 monaci erano stati arrestati nella capitale, Lhasa, prima delle violenze di venerdì 14 marzo. Il conto totale degli arrestati fornito da diverse fonti ufficiali cinesi si avvicina così ai novecento.

Nuova condanna del Dalai Lama Il Dalai Lama ha nuovamente esortato i tibetani a non adottare metodi violenti di protesta, rinnovando la minaccia di dimettersi. "Ho sempre detto che le espressioni di profonda emozione devono essere controllate. Se vanno fuori controllo, non avremo più opzioni. Se continueranno le manifestazioni violente, mi dimetterò", ha affermato il leader spirituale tibetano, citato dall’agenzia indiana Tpi. Il Dalai Lama, che sta trascorrendo una settimana di meditazione a Nuova Delhi, ha esortato i tibetani a non far del male ai cinesi. "Ho sempre rispettato i cinesi - ha detto - il comunismo cinese. Molti dei manifestanti tibetani sono ideologicamente comunisti. Se i manifestanti, dentro e fuori la Cina, usano metodi violenti, ebbene io sono contrario". Alla domanda su cosa intende fare di fronte alla crisi in corso in Tibet, il leader spirituale ha risposto: "Solo aspettare". 

Arrestate 100 persone in Nepal Gli agenti della polizia nepalese hanno arrestato oggi più di un centinaio di tibetani che stavano manifestando di fronte all’ufficio visti dell’ambasciata cinese di Kathmandu. Secondo la polizia nepalese, i dimostranti sono stati fermati dopo che si sono rifiutati di abbandonare la zona della protesta.

Cina fiduciosa per la corsa della fiaccola La Cina non è imbarazzata per l’incidente di ieri, quando un attivista per i diritti umani ha disturbato la cerimonia di accensione della fiaccola olimpica in partenza per Pechino. "Sono coloro che hanno sabotato la cerimonia violando lo spirito olimpico che devono sentirsi imbarazzati", ha affermato oggi in una conferenza stampa il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang. La contestazione, che viene mentre le proteste dei tibetani continuano in molte regioni della Cina, è stata condotta da tre attivisti di Reporter Senza Frontiere, un gruppo che si batte per la libertà di stampa nel mondo. Uno di loro è riuscito, ripreso in diretta dalle televisioni di tutto il mondo, a sventolare una bandiera con i cinque cerchi olimpici trasformati in manette davanti al presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi di Pechino Liu Qi, che è anche il segretario del Partito Comunista della capitale. Il portavoce ha aggiunto che la Cina è fiduciosa di un "regolare svolgimento" della corsa che fiaccola che passerà per 135 località in tutto il mondo ed in tutte le 31 province della Cina, compreso il Tibet, prima di arrivare a Pechino nel giorno di apertura delle Olimpiadi, l’ 8 agosto.