Tibet, Pechino mobilita migliaia di soldati

La Cina è pronta a
effettuare pesanti rastrellamenti. Pubblicate le foto dei rivoltosi e i numeri telefonici cui rivolgersi per
denunciare i manifestanti. Intanto la speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi, incontra il Dalai Lama

Pechino - Il governo di Pechino è pronto ad effettuare pesanti rastrellamenti nelle zone rivoltose del Tibet e migliaia di soldati stanno raggiungendo la regione autonoma nell’ovest della Cina. "Le autorità di polizia di Lhasa sono completamente impegnate nelle ricerche finalizzate all’artresto dei principali sospetti", titola il giornale ufficialista in lingua inglese. Anche sul Tibet Daily sono stati pubblicati i numeri telefonici cui rivolgersi per denunciare alle forze del’ordine i manifestanti. Ieri era stata annunciata la cattura di 24 persone presuntamente coinvolte nei tumulti, mentre altre centosettanta erano state costrette alla resa dopo essere state circondate nelle rispettive abitazioni dagli agenti delle unità speciali, che avevano effettuato rastrellamenti casa per casa.

Le vittime degli scontri Secondo i tibetani della provincia cinese sud-occidentale di Sichuan sono molte le persone che hanno perso la vita nelle manifestazioni anti-Cina avvenute questa settimana, al contrario delle dichiarazioni ufficiali secondo cui non ci sarebbero stati morti. L’agenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua ha riportato di una sparatoria avvenuta durante la notte, in cui 4 manifestanti sarebbero stati feriti dalla polizia, nella parte della provincia a maggioranza etnica tibetana dove sono esplose le proteste la scorsa settimana. Gli scontri hanno allarmato la Cina, che si prepara alle Olimpiadi del prossimo agosto e cerca di dare al mondo un’immagine stabile di sé. Le tensioni restano alte in Tibet, Sichuan e altre aree confinanti, dove il governo ha mandato truppe militari per sedare la rivolta. Gli studenti della scuola locale di lingua tibetana sono rimasti chiusi dentro l’edificio nonostante avessero permessi speciali per uscire, mentre gli autisti si sono rifiutati di viaggiare verso le città di montagna. "Faccio questo lavoro per soldi, ma non andrei da quelle parti per nessuna cifra", ha detto un autista di Kangding. Due abitanti della prefettura di Aba, dove sono iniziate le proteste domenica, ha detto a Reuters che pensa che molte persone siano morte quando la polizia ha aperto il fuoco contro i manifestanti che cercavano di assediare edifici statali. "Tutti qui pensano che nostri concittadini siano morti, forse 10 o più", ha detto un tibetano. "Io non sostengo la violenza e sono contrario ad attaccare qualcuno solo perché è Han", ha detto, riferendosi alla maggioranza Han della popolazione cinese. Un altro tibetano ha detto di essersi nascosto in casa durante gli scontri. "Sono sicuro che della gente è morta. Tutti lo sanno", ha detto in una breve conversazione telefonica. "Non uscioamo. Stanno arrestando molte persone dopo quello che è successo".

Sul web le foto segnaletiche Le autorità cinesi hanno diffuso via internet le foto segnaletiche di diciannove super-ricercati, considerati i promotori delle proteste di piazza a Lhasa, capitale del Tibet. Le fotografie, pubblicate su portali dall’ampio richiamo come Yahoo o sina.com, non sono di grande qualità poichè sono state ricavate da riprese video effettuate durante i disordini di venerdì scorso, per ordine dei cmmissariati di polizia. Secondo il quotidiano filo-cinese Tibet Daily, grazie a tale iniziativa due dei diciannove latitanti sono già stati catturati. Non manca un esplicito sollecito alla delazione, corredato di numeri telefonici d’emergenza cui i cittadini possono rivolgersi per fornire qualsiasi segnalazione o altri elementi in grado di portare all’arresto dei sospetti. Una breve dicitura assicura che le informazioni così ottenute saranno tutelate dalla massima riservatezza, e che a chi le fornirà sarà garantita una ricompensa. Tra coloro che sono stati colpiti da ordine di cattura, uno si sarebbe consegnato spontaneamente alla polizia.

Nancy Pelosi incontra il Dalai Lama "E' il nostro destino aiutare la gente del Tibet", ha detto Nancy Pelosi, la speaker della Camera dei rappresentanti americana. La Pelosi ha incontrato a Dharamsala il Dalai Lama ed alcuni membri del governo tibetano in esilio. A Berlino, un tedesco che partecipava ieri a una veglia per il Tibet si è dato fuoco, ma altri manifestanti sono intervenuti e hanno spento le fiamme. "Se il mondo non si esprime contro la Cina e contro i cinesi in Tibet, allora vuol dire che abbiamo perso tutta l’autorità morale per parlare di diritti umani", ha detto ancora Nancy Pelosi alla folla (oltre 2mila persone secondo le prime informazioni) che l’acclamava a Dharamsala. "Oggi siamo qui - ha proseguito la Pelosi - in questo momento triste per accendere la luce della verità. Noi insistiamo affinchè il mondo intero sappia la verità su ciò che accade veramente in Tibet".

E' l'acqua l'obiettivo della Cina Le vaste risorse idriche del Tibet sono uno dei principali motivi della presenza cinese in questa regione, sostengono gli esperti. "Il Tibet è un territorio strategico. Il suo controllo assicura alla Cina quello delle sue ampie risorse idriche e minerarie", spiega Brahma Chellaney, del Centro per la ricerca politica di Nuova Delhi. Con il surriscaldamento globale che aggrava il bisogno di acqua dell’Asia, continua, il dominio del Tibet e delle sue acqua assicura a Pechino un’arma politica.

Le superfici d’acqua di questa regione, sotto amministrazione cinese dal 1951, rappresentano un terzo della superficie lacustre totale del paese. Sull’altopiano tibetano nascono i principali fiumi dell’Asia: Indo, Mekong, Fiume Giallo, Yangzi, Salween, Brahmaputra e Sutlej. Tra i grandi fiumi della regione solo la sorgente del Gange si trova sul versante indiano dell’Himalaya. Con questi corsi d’acqua enormi la Cina può permettersi giganteschi progetti idroelettrici, indispensabili al suo sviluppo economico, soprattutto nella provincia dello Yunnan. Inoltre, la Cina, inquinata da due decenni di rapida crescita, vuole raggiungere il 15% di energie rinnovabili entro il 2020, quasi il doppio rispetto al 2005.

E per raggiungere lo scopo punta proprio sullo sfruttamento delle acque presenti nel paese, mantenendo però il più assoluto riserbo sui progetti e sul loro impatto ambientale per i paesi vicini, come Thailandia, Cambogia, Vietnam e India. Uno dei progetti che più inquieta tibetani, indiani e difensori dell’ambiente consiste nella cattura delle acque tibetane e la costruzione di barriere sul Brahmaputra per incanalare l’acqua verso il Fiume Giallo, periodicamente a secco, molto inquinato e non più sufficiente per la Cina del Nord.

In un recente rapporto, il governo tibetano in esilio stima che questo progetto titanico "è paragonabile a quello della Grande Muraglia" ed è possibile che i 100 miliardi di yuan (10 miliardi di euro) promessi nel marzo del 2007 al Tibet, comprendano i preparativi per questo mastodontico piano.