Il Tibet resta "chiuso" ai giornalisti

Il Tibet e tutte le zone con
popolazione tibetana della Cina sono chiuse alla stampa "per la sicurezza dei giornalisti e per
la sicurezza della popolazione locale". Lo ha riferito il portavoce del ministero degli esteri
Qin Gang

Lhasa - Il Tibet e tutte le zone con popolazione tibetana della Cina sono chiuse alla stampa "per la sicurezza dei giornalisti e per la sicurezza della popolazione locale". Lo ha detto oggi il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang in una conferenza stampa a Pechino, tra le proteste dei giornalisti presenti. Il Club dei Corrispondenti Esteri in Cina (Fccc) ha annunciato che invierà una lettera di protesta al capo dell’ufficio dei portavoce, Liu Jianchao. Da domani a venerdì si svolgerà il viaggio organizzato di tredici giornalisti a Lhasa che, secondo l’Fccc, è "inadeguato" e "non può in nessun modo essere visto come una prova di trasparenza e di buona volontà".

L’unico giornalista europeo del gruppo è uno dei corrispondenti del britannico Financial Times; gli altri provengono dagli Usa (5, tra cui due tecnici televisivi), uno dalla Russia e gli altri dall’Asia, con una folta rappresentanza dei "compatrioti" di Taiwan, Hong Kong e Singapore, in una chiara indicazione di quali siano gli obiettivi più importanti per l’apparato di propaganda del Partito Comunista Cinese, che dall’inizio della protesta dei tibetani ha assunto toni da Terza Internazionale, parlando di "cricche" e di "complotti destinati a fallire".

Il viaggio dei 13 giornalisti comincerà domani e si concluderà venerdì. Qin Gang, il portavoce, non ha chiarito se gli invitati saranno in grado di muoversi liberamente a Lhasa. "Sono state organizzate interviste con le vittime dei teppisti e visite ai luoghi che sono stati distrutti", ha detto il portavoce.