«Un ticket anti-obesità

Mangi troppo e poi hai bisogno del dottore? E allora paghi. Hai le lacrime di coccodrillo per quella merendina in più? Un ticket alla tua golosità ti asciugherà ogni appetito. Colpire il portafoglio per educare la tua «mens (in)sana» a desiderare un corpo altrettanto. La proposta è provocatoria quanto basta: applicare un simbolico sovrapprezzo di 1 euro a ogni visita medica richiesta da chi si trovi in sovrappeso non per problemi di salute, ma solo per golosità. A sostenerla è il professore Arsenio Veicsteinas, ordinario di Fisiologia umana e direttore dell’Istituto di esercizio fisico, salute ed attività sportiva della Statale di Milano. Lui è smilzo e slanciato, certo, sportivo assai, ma non ce l’ha a priori con i grassi, né tanto meno gli stanno antipatici gli obesi che presentano patologie. E in fondo i sani-ma-golosi, vorrebbe solo redimerli. Scendesse all’Inferno di Dante aprirebbe una clinica per tutti i Ciacco del terzo girone, ma qui sulla Terra, a Milano, vorrebbe solo provare a cambiare il corso di quella che vede come una tendenza ineluttabile: «La percentuale di adulti in sovrappeso è in costante aumento, diminuisce invece il numero di chi fa sport, mentre ipertensione e diabete, patologie tipiche dei cinquantenni, si riscontrano sempre più anche nei giovanissimi». Sono proprio i ragazzi a preoccuparlo: «Il 30% di loro sfiora l’obesità in età scolare e non riceve alcuna educazione alimentare». A partire dalle mamme: troppe, secondo il professore, quelle contente o ignare dei rischi di avere figli paffuti, per non parlare delle nonne, entusiaste di rimpinzare con un dolcetto in più il proprio nipote. «Una recente ricerca fra i medici italiani dimostra che il 55% di loro è “allergica” allo sport e vi dedica nella migliore delle ipotesi meno di 2 ore a settimane» aggiunge Veicsteinas.
È il vecchio adagio, «medico cura te stesso!».
«Bisogna pensare a un nuovo strumento: anche la campagna pro attività motoria dell’ex ministro Sirchia sui 10mila passi al dì è fallita».
A lei invece basta un euro: definire la sua proposta impopolare è un eufemismo...
«Lo so, ma tutti si riempiono la bocca dell’importanza di una dieta corretta senza però individuare delle strategie. Il mio “progetto” passa attraverso un quinquennio educativo per pubblicizzare l’iniziativa tramite Servizio sanitario nazionale e inoltre riguarda solo quel tipo di obesità che ti fa essere 3-10 chilogrammi in soprappeso già a 8-13 anni e che ti condanna ad un’esistenza di problemi, anche di natura psicologica. Perché, solo nel 10% dei casi, chi è obeso lo è perché malato».
Chi e come potrà distinguere fra i grandi obesi e i golosi?
«Non occorre molto: ci sono precisi studi e criteri per stabilire i valori soglia, dall’indice di massa corporea all’elementare “giro vita”. Pediatri e medici di base potrebbero farlo tranquillamente».
Perché non lo fanno?
«Perché i giovani hanno sempre meno contatto col proprio medico: la medicina scolastica è scomparsa da un decennio, abolita anche la visita obbligatoria di leva. Per i cosiddetti “mali di stagione”, spesso nemmeno si va dal dottore: gli si telefona o si prende la “solita” pastiglia. Se poi un ragazzo non fa sport, non deve produrre alcun certificato di idoneità. E così possono davvero passare anni senza che un giovane sia monitorato».
Ma dopo il ticket «bastone», almeno una carota (dietetica) sarebbe concessa?
«La mia idea prevede di investire il ticket in un fondo per finanziare attività sportive, a prezzi popolari, se non gratuiti, per gli stessi giovani “tassati”. Con i fondi si potrebbero aprire le palestre delle scuole al pomeriggio, adibire parte del tempo pieno che verrà all’attività sportiva».
Si farà molti nemici?
«No, è come per il fumo: tutti gridarono allo scandalo. Oggi siamo tutti felici. Fumatori inclusi».