Ticket antismog, Moratti da sola La Regione: «Abbaglio politico»

Sabrina Cottone

da Milano

È rimasta sola a difendere il suo ticket antinquinamento. Letizia Moratti, che aveva già fissato una data (il 19 febbraio) e persino le tariffe per l’ingresso delle auto a Milano (da due a dieci euro), è finita sotto l’attacco della Regione, delle associazioni dei consumatori e anche di esponenti della sua giunta, che si dissociano apertamente dal provvedimento. Il sindaco ribadisce ai microfoni del Tg1 che il ticket «è nel programma elettorale che è stato firmato da tutti». Ma intorno a lei è un susseguirsi di critiche, in particolare sul metodo seguito. «Un abbaglio politico. Una falsa partenza che rischia di distruggere un’idea buona. In queste condizioni si rischia di creare soltanto un grande ingorgo di pendolari intorno alla città» dice Raffaele Cattaneo, assessore regionale alla Mobilità molto vicino a Roberto Formigoni. Il presidente della Lombardia la settimana prossima incontrerà il sindaco di Milano proprio per cercare di ritarare il provvedimento: «Sono sicuro che sarà possibile trovare una soluzione giusta e equilibrata, correggendo ciò che c’è da correggere».
I malumori abbondano anche in Comune, da Forza Italia a Alleanza nazionale fino alla Lega. «Un rallentamento dei tempi è necessario. Il ticket è recepito come una tassa e noi dobbiamo spiegare bene alla gente che non siamo sulla linea Prodi» frena l’azzurra Tiziana Maiolo, assessore comunale al Commercio. E Carla De Albertis, assessore alla Salute di An, non è da meno: «A febbraio non si partirà di sicuro. La salute dei cittadini va difesa ma ci sono molte cose da fare prima, dagli interventi sulle caldaie inquinanti alla messa a norma degli enti pubblici, che devono dare il buon esempio». Il capogruppo leghista in consiglio comunale, Matteo Salvini, è tranchant: «I milanesi non dovranno pagare un euro, altrimenti il sindaco non avrà i nostri voti».
L’incontro tra Formigoni e la Moratti è in agenda questa settimana. Il sindaco non desiste e, anche se aperta a discutere e a rivedere i termini, è convinta che la città sia con lei. «C’è stata una forte richiesta da parte dei milanesi di combattere l’inquinamento. E poi ci sono le ricerche, che dimostrano che a Milano ci sono 5 miliardi di danni dovuti all’inquinamento, di cui tre per la salute» ha ribadito, ricordando che comunque «ci sarà un periodo di sperimentazione». Il presidente della Regione, che ha fatto della difesa dell’ambiente uno dei punti forti della sua politica, non alimenta le polemiche, ma ricorda che provvedimenti del genere non si decidono in solitudine: «Letizia Moratti ha più volte sottolineato la volontà di ascoltare i cittadini anche tramite un referendum, di raccordarsi con i Comuni e la Provincia e di concertare con la Regione. Sono sicuro che sarà possibile trovare una soluzione giusta e equilibrata». Un modo elegante per dire che l’attuale proposta non lo è.
Il fuoco di sbarramento è generale. Un primo problema sono i tempi, ovvero quel via il 19 febbraio da molti ritenuto decisamente azzardato. Cattaneo, da assessore a Infrastrutture e Mobilità, invita il Comune a procedere con maggiore cautela: «In questi anni non abbiamo mai usato il machete perché sappiamo che si tratta di provvedimenti che toccano la vita di tutti i cittadini. Il ticket non è un’idea sbagliata ma non è un provvedimento qualsiasi, ha infinite conseguenze sulla vita della gente e vanno tenute in conto». Grandi perplessità anche dall’assessore regionale all’Ambiente, Marco Pagnoncelli: «Siamo fortemente scettici che possa risolvere i problemi dell’inquinamento e comunque è l’extrema ratio».
Massimo Ponzoni, assessore regionale e delegato di Formigoni per Monza (dove si vota tra pochi mesi), è più che scettico: «È piuttosto singolare che un Comune così importante come Milano scelga di non confrontarsi e di non sentire il territorio. La Brianza non può essere così penalizzata da un intervento inefficace per la salute e dannoso per l’economia delle imprese e delle famiglie». Fortemente critico anche Domenico Zambetti, presidente lombardo della Dc e assessore regionale: «Sono contrario fin da quando avevo la responsabilità dell'Ambiente. L’inquinamento non si ferma ai caselli di pagamento, ma incidendo sulle fonti di emissione». All’opposizione anche Maurizio Bernardo, vicecoordinatore regionale di Forza Italia: «Non vogliamo una nuova tassa, se necessario coinvolgeremo tutti i nostri eletti». All’attacco si unisce Telefono Blu: «Con la finanziaria e la nuova gabella i prezzi in città aumenteranno del 20 per cento».